Tutta colpa di Chopin – Cristina Aicardi, Ferdinando Pastori



Cristina Aicardi Ferdinando Pastori
Tutta colpa di Chopin
Laurana
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Avete presente quelle persone in grado di tirar fuori sempre il peggio degli altri? Quelle che istantaneamente vi mettono nei guai, senza che abbiate voglia di tirarvene fuori? Ecco a Voi Olga e Franco. Di nuovo, per un altro giro sulle montagne russe. Senza rete e freni di sicurezza. E che Dio ve la mandi buona!
Dice Maurizio de Giovanni in quarta di copertina

Lo dico subito: una conferma, e anche qualcosa di più, questo secondo romanzo dell’ormai affiatatissima coppia creativa formata da Cristina Aicardi e Ferdinando Pastori.

Brianzola lei, (sì, brianzola, avete letto bene, come l’impareggiabile protagonista Olga Cazzaniga Peroni), piemontese lui, ma entrambi di casa a Milano, tanto da farne un personaggio non certo secondario del precedente Dolce da morire e di questo Tutta colpa di Chopin, entrambi editi da Laurana Editore, collana Calibro 9, a un anno esatto di distanza l’uno dall’altro.

Una conferma, dicevo, per la freschezza della scrittura, l’evidenza carnale dei personaggi, l’umorismo irresistibile, la capacità di costruire una trama impeccabile evitando inutili spargimenti di sangue. Ma anche, ed ecco quel “qualcosa in più” che in realtà è tanto e fa la differenza, l’abilità di regalare introspezione, dubbi esistenziali e assillanti interrogativi ai personaggi principali, spogliandoli di qualunque seppur accattivante intento caricaturale, e trasformandoli in persone. Una sfida per ogni autore di cosy crime, pienamente vinta da Aicardi & Pastori.

Intendiamoci, Olga Cazzaniga Peroni, ricca casalinga brianzola sull’orlo della cinquantina, e Franco Reali, quarantacinquenne investigatore milanese, irreprensibile ma parecchio figo, sono sempre qui. Come lo stravagante pool investigativo di Reali, formato (basti questo!) da Giona, uno psicologo poi divenuto hacker autodidatta, e dal Nero, un colosso dall’aspetto vichingo che risponde invece al nome di Benedetto Cicogna e che si muove tra legalità e universo criminale, lungo un confine quanto mai ambiguo e sottile. Si sono conosciuti in Dolce da morire quando Olga, in ansia per l’improvvida attrazione dell’amatissima nipote verso un attempato seppur fascinoso antiquario meneghino, si è rivolta all’Agenzia Reali per caso (o per disgrazia, direbbe Franco), in un primo incontro indiavolato quanto un travolgente vaudeville.

Si ritrovano ora in Tutta colpa di Chopin a causa di un furto subito da Emma Fossati, amica del cuore della sorella minore di Olga e, al pari di questa, salutista e magra da far invidia.

Inutile dire che il coinvolgimento di Franco nell’indagine è arduo da ottenere per Olga, recalcitrante il nostro investigatore davanti a un caso banale e ben più preoccupato per una misteriosa consegna per conto della Badessa, che il Nero ha accettato in cambio dell’indispensabile aiuto concesso dalla fascinosa super criminale nel caso precedente.

Com’è inutile dire che Olga la spunterà, riuscendo a prendere parte attiva nell’indagine e fornendo al momento giusto l’indizio chiave. Fortuna, intuito, abilità? Forse. Certo però che la coppia investigativa con Franco Reali funziona alla grande, anche se lui vorrebbe tenersi alla larga dalla curvilinea brianzola per non intralciare i piani sentimentali che il Nero nutre inopinatamente nei suoi confronti. E dai quali, chissà perché, Franco è altrettanto inopinatamente infastidito.

Non manca sullo sfondo (mica tanto, visto che madre e sorella minore scalpitano per rubarle la scena) l’ingombrante gineceo della famiglia di Olga. Tutte irresistibili – dalla matriarca Irma, la Frau dalle inossidabili certezze e dalla prepotente invasività, alla snella e invidiosetta Ottavia, all’altra sorella Olimpia e all’amatissima nipote Olivia – e tutte, a parte la Frau, con il nome che inizia per O, come i membri della famiglia di Orietta Berti.

E proprio a questo proposito, mi piace sottolineare come l’evoluzione del rapporto filiale e sororale di Olga rappresenti per Aicardi & Pastori l’occasione di un convincente e non scontato approfondimento psicologico: se nel primo romanzo i duetti Irma-Olga lasciavano quasi esclusivo spazio alle esilaranti vessazioni della Frau e alle risentite fughe di Olga, in Tutta colpa di Chopin l’istinto protettivo s’impone da parte di madre e figlia, come il secolare antagonismo tra sorelle cede il passo a una rispettosa e doverosa resa di Ottavia alla maggiore.

Milano, che anch’io pur da bolognese amo al pari della nostra coppia di autori brianzol-piemontesi, è personaggio altrettanto incisivo di quelli appena citati: da Brera a San Marco, dai ristoranti di tendenza nippo style alle storiche osterie con tovaglie a quadri e credenze di legno, in entrambi i romanzi la città meneghina è declinata con realismo e tenerezza. In Tutta colpa di Chopin, cito La bettola di Piero, dove l’impressione è quella di «Un salto indietro nel tempo. Il bancone del bar sulla destra, con i superalcolici in bella vista, il soffitto a cassettoni decorato, i quadri con i pesci e i mobili di modernariato, tutto all’insegna della tradizione e della vecchia Milano. Ancora prima di quella da bere».

E se anche l’azione si sposta «in mezzo ai capannoni in mattoni rossi, riconvertiti in location polifunzionali e loft» alle spalle di via Mecenate, niente paura, Milano è sempre lì. Con le sue mille contraddizioni, tra criminali con l’aspetto di banchieri e poveri diavoli, ladri per sbaglio e per il sogno di una vita migliore, che portano con sé una traccia di poesia della vecchia ligéra.

E cosy crime dunque sia, se proprio dobbiamo cedere al gusto di etichettare ogni opera, ma in nessun caso sinonimo di banale superficialità. Tutta colpa di Chopin è senza dubbio romanzo che intrattiene con intelligente ironia e ritmo impetuoso, senza tuttavia trascurare uno sguardo profondo a sentimenti, dubbi e insicurezze che ci riguardano da vicino. Consigliato, consigliatissimo a tutti coloro che vogliono divertirsi senza mettere in stand-by il proprio cervello.

Giusy Giulianini

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