I geni del male – Valter Tucci



Valter Tucci
I geni del male
Longanesi.
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Che il Male sia attraente lo constatiamo tutti i giorni e lo scopriamo in noi stessi: siamo indubbiamente attratti dalle notizie di cronaca nera, omicidi, stragi, guerre, fatti violenti, siamo accaniti lettori di thriller – il genere letterario più venduto al mondo -. Violenza e crimine sono strumenti d’intrattenimento, mentre il bene non fa notizia.
Così Valter Tucci, scienziato di livello internazionale, in questo libro di neurogenetica ed epigenetica spiega, con metodo scientifico e linguaggio il più possibile semplificato, le connessioni esistenti tra geni e ambiente per la comprendere i meccanismi che portano il nostro cervello a determinati comportamenti distruttivi per noi stessi e per la società. Questo al di fuori di ogni giudizio e valore morale o metafisico che ha permeato nei secoli i concetti di bene e male con la filosofia e la religione, ma utilizzando esclusivamente la scienza, come per ogni altro fenomeno biologico.
Nel libro, quindi, si parla del male attraverso i meccanismi biologici che influenzano azioni e pensieri malvagi.
Ciò che ci rende umani è il nostro cervello con la capacità di elaborare processi cognitivi complessi, sensazioni, emozioni, di comunicare tramite un linguaggio, di avere interazioni e organizzazione sociale, mentre condividiamo con gli animali molti geni e comportamenti istintivi, per esempio l’aggressività, legata alla sopravvivenza, un ricordo di stadi evoluzionistici precedenti.
Ma la natura umana è buona o cattiva? La genetica classica, – derivata da Darwin e Mendel – che si basa su ereditarietà e ambiente, non spiega la domanda. Oggi si segue l’epigenetica – cioè il settore della scienza che si riferisce a una serie di meccanismi biochimici che influenzano l’espressione dei geni senza modificarne il codice
“L’interazione tra genetica ed epigenetica rappresenta, oggigiorno, la spiegazione più completa e accurata dei nostri comportamenti”.
Quindi se nel passato ci si chiedeva se il male era innato nell’individuo, cioè era scritto e codificato nei suoi geni, oppure dipendeva dall’ambiente, oggi si segue una terza via che lo scrittore descrive
“Determinati eventi epigenetici possono cambiare la biologia dell’individuo e indurre comportamenti cattivi”.
Alcuni di questi cambiamenti epigenetici possono essere ereditati, oppure provengono da un ambiente disfunzionale.
Molti dei tratti che ci caratterizzano non sono esclusivi della nostra specie ma sarebbero arrivati sino a noi attraverso una selezione positiva di varianti genetiche dei nostri antenati non-Sapiens. L’evoluzione della specie Sapiens non cancella varie interazioni e incroci con varietà genetiche diverse: e quindi le differenze di razza sono scientificamente obsolete, dato che proveniamo tutti dagli stessi antenati e ogni gene è presente in tutte le popolazioni…Sebbene si faccia fatica a crederlo, è possibile che Barack Obama sia geneticamente più simile a Donald Trump di quanto possiamo immaginare”.
I Sapiens hanno sviluppato un linguaggio e modificato l’ambiente, creato un’organizzazione sociale, attivato comportamenti competitivi, sfruttato le risorse della Terra, causato guerre e violenza per sottomettere i più deboli: tutto questo è stato utile a vincere su altre specie, ma anche ad amplificare il male attorno a noi.
Il fenotipo – l’insieme delle caratteristiche morfologiche e funzionali di un organismo – è il risultato di geni, dell’ambiente e dei meccanismi epigenetici: i tratti comportamentali di un individuo sono quindi il risultato di molti fattori e verificabili tramite lo studio dei geni, dei neurotrasmettitori, degli ormoni, delle proteine e di altri elementi chimici.
La genetica odierna sfata anche l’assioma antico che la donna sia inferiore al maschio: oggi si sa che
“Infatti è proprio il genoma materno che, nella nostra specie, ha avuto il ruolo più importante nell’evoluzione delle differenze tra maschi e femmine…(e la madre) durante la gravidanza, diventa custode della propria linea genetica lungo due o addirittura tre generazioni”.
Durante le prime fasi dello sviluppo a partire dall’embrione, l’ambiente, attraverso modificazioni epigenetiche registrate dalla placenta, influenza le fasi successive della vita futura. Quindi traumi, violenze, aggressioni, stress emozionali, depressione, difficoltà gravi nella vita materna comportano alterazioni genetiche e cambiamenti epigenetici dalla placenta al sistema limbico, tali da comportare l’insorgenza di determinati sintomi comportamentali nei figli anche a distanza di molti anni.
Alla mancanza o alla variazione di alcuni geni – insieme all’ambiente, all’ereditarietà e alle esperienze traumatiche e stressanti in età infantile – sono infatti associate ad alcune malattie psichiatriche e disturbi del comportamento come il disturbo di personalità antisociale, il disturbo di personalità schizoide, il disturbo borderline, ben conosciuti negli ambienti dove si persegue il crimine.
Ma un giorno potrebbero gli scienziati programmare il genoma umano, cambiare o riparare i geni per eliminare il male, così come già si fa con i cibi? Questo fa emergere problemi etici e tecnici complessi, su cui si è dibattuto da sempre: ma come ci sentiremmo in una ipotetica società perfetta dove la cattiveria e il male non esistono? Già Aldous Huxley nel romanzo “Il mondo nuovo” (1932) l’aveva immaginato, ma oggi è molto, molto più vicino e realizzabile.

 

 

 

 

 

Tiziana Viganò

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