Il gialo del nano della stazione – Massimo Lugli



Massimo Lugli
Il gialo del nano della stazione
Newton Compton
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Finalmente il ritorno di Marco Corvino, il protagonista di tanti romanzi di Massimo Lugli. In questo libro lo vediamo nei primissimi anni di lavoro a “Repubblica”, dopo aver lasciato “Paese Sera”, che rischia il fallimento.  E’ alle prese con nuovi colleghi, con il superdirettore – all’epoca era Eugenio Scalfari, qui nominato con uno pseudonimo – e con uno stile di lavoro e di abbigliamento completamente diversi da prima. E tutto questo contrasto fra i due ambienti è molto interessante e gustoso da leggere. Per non parlare dell’arrivo, da tutti osteggiato, dei computer nelle redazioni.

Ma il romanzo ruota comunque attorno all’omicidio del cosiddetto “nano della stazione “, vale a dire Daniele Mastrostefano. Questi è un nano “armonico”, come sottolinea Lugli, che svolge il lavoro di tassidermista, ovvero di impagliatore di animali.

Il nano della stazione perché lì abborda giovani marchettari, fra i quali capita Pietro, detto Pedro. Questi per un po’ di tempo diventa il suo amante fino a quando si lascia convincere da due amici balordi a fare una rapina in casa dell’impagliatore. Daniele viene picchiato e umiliato davanti a Pietro, ma alla fine sospetta che Pietro abbia organizzato tutto, e quindi lo scarica in malo modo.

Dopo aver messo un annuncio su Porta Portese, Daniele trova Alessio, un bellissimo ragazzo minorenne, che dapprima assume come aiutante nello studio, poi lo fa diventare il suo amante.

Il connubio fra sesso e lavoro prosegue con alti e bassi, fintanto che Daniele decide di trovarsi una segretaria per lo studio. E così assume Manuela, anche lei giovanissima, arrivata lì con un nuovo annuncio. Qui succede il patatrac, perché Alessio e Manuela si innamorano perdutamente l’uno dell’altra. 

Non aggiungo altri particolari, perché il giallo prende un ritmo adrenalinico, fino ad arrivare a un colpo di scena impensabile. Ai lettori scoprire il resto della vicenda. 

Un romanzo che si legge con passione per giungere alla fine, ma ci sono molte digressioni sul mondo dei quotidiani, e Marco Corvino si innamora anche lui fra un articolo e l’altro.  

Consiglio il libro a tutti perché non ci sono particolari truci e “spiare” nel mondo della carta stampata è molto divertente.

Raffaella Bianchi

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