Il meglio deve ancora venire – Roberto Centazzo



Roberto Centazzo
Il meglio deve ancora venire
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Quando  il 5 giugno alle 5 del mattino Ferruccio Pammattone si alza dopo una notte  costellata dagli  incubi,  aggredito dall’ingestibile  spauracchio di episodi lontani, risalenti a prima della pensione, che credeva cancellati e  ohimè invece indimenticabili, il suo umore non è al massimo
Colpa dei meravigliosi peperoni ripieni cucinati da Yasmina  la sera prima, in grado di stendere anche un bestione come lui di due metri di altezza e centoventi chili di peso? 
Possibile? Episodi legati alla brutta faccia  di una collega, detta Banderuola (e il nome dice tutto) che , con la copertura della carica sindacale, ovverosia segretaria regionale, anzi  addirittura arrivata  a membro di punta  della Segreteria nazionale, lo aveva preso di mira e accanendosi su di lui con accuse infondate e infamanti gli aveva fatto passare spiacevoli  momenti. Altro che spiacevoli poi a pensarci bene , per uno come lui farlo passare per un corrotto … brrr meglio non pensarci. Scivolato  quatto quatto in cucina a farsi un caffè ,ha acceso la radio al minimo per cambiarsi le idee.  Radio che, ma guarda un po’, dopo recitandogli l’oroscopo del mattino, gli  predice  per la giornata un incontro imprevisto. Quale?  Ma che! Ferruccio per fortuna non crede a certe cose, si fa una bella risata pensa ad altro e va in bagno. Mentre si dedica ai lavori domestici, guardando la televisione, scoprirà che l’attesa sentenza per una truffa bancaria per prodotti ad altro rischio, che vedeva per i dirigenti dell’organismo di credito stretti e delittuosi legami con la politica, sta finalmente arrivando in dirittura d’arrivo.
Più tardi infine, alle dieci, gli arriverà   la telefonata di Lugaro, l’incapace attuale vice dirigente alla Squadra mobile, che  gli chiede di raggiungerlo prima possibile in questura. Mezzora dopo nel suo ufficio,  al secondo piano,  scoprirà che il “dott.” Lugaro  vorrebbe una mano per sbrogliare un problema (per altro come Pammattone e i suoi  amici hanno  già fatto generosamente altre volte ), e cioè una caccia ai graffitari che gareggiano di notte imbrattando i vagoni. Lugaro pretenderebbe appostamenti notturni… Rifiuta, scocciato dall’impudenza ma , proprio mentre imbocca  le scale smadonnando o quasi, deve ricredersi sull’oroscopo mattutino. Perché zac l’imprevisto, e tutto meno che  gradito,  incontro ci sarà eccome. Infatti,  proprio mentre lui scende,  Lei,  la viscida e rancorosa Banderuola, sta salendo e i loro sguardi si incrociano… 
Un gentile collega l’informerà subito con dovizia di particolari  che Banderuola non è più in polizia perché gode di pensione anticipata, insomma si è fatta  riformare come “inidonea” al servizio. Ricca però  di pensione privilegiata… E che ora addirittura si è buttata in politica…
Deciso a non lasciarsi guastare troppo la giornata  dall’incontro, il nostro tira via . Inutile mangiarsi il fegato. Banderuola è  acqua passata, per strada splende il sole, non fa troppo caldo,   meglio godersi la bella giornata.
Ma quell’incontro e soprattutto il successivo con una collega Aurora Viola,  trasferita da Genova alla Spezia e poi messa alla prova  dalle traversie della vita in pensione anticipata per assistere il figlio, oggi obbligata a lavorare,  e non certo volentieri anche per Banderuola, costringerà Pammattone  a tornare con la mente al passato  e  a quella difficile  indagine di quindici anni prima, condotta insieme agli inseparabili amici Luc Santoro ed Eugenio Mignogna. 
Era il novembre 2003. In una Genova in preda a un cattivo tempo da paura , i tre amici poliziotti con il supporto della Viola avevano dovuto confrontarsi con un caso molto delicato fatto  di abusi e mangerie, che implicava forze dell’ordine, superiori e persone al potere apparentemente integerrime. Zigzagando,  si erano mossi  in un vero e proprio campo minato, rischiando tutti posto e carriera.
Strano quel doppio incontro a distanza così breve. Stai a vedere che il fatto non è stato fortuito, qualcuno dall’alto come Pollicino sta buttando mollica da raccogliere e seguire per la Squadra speciale Minestrina . Stai a vedere che una nuova complicata  indagine sotto copertura ha bisogno del loro intervento.  Sarà che   qualcosa del passato è venuto a raggiungerli?
Sissignori e con questa arriviamo alla sesta, sissignori perché  mi pare proprio che siano  sei i romanzi con come protagonisti i membri della squadra speciale Minestrina in brodo, i tre amici ex poliziotti che invece di starsene a far niente a prendere il solo o sfarfalleggiare, sempre le solite rogne domestiche, mentre per tutti  i rapporti femminili paiono avviati su buona strada annunciando serena distensione. Però… visto che il tempo sembra non passare mai (anche se nel caso loro non si può dare la colpa alla pandemia) e le mani prudono per la voglia di fare e per vincere la noia sono sempre pronti a muoversi. Infatti ormai lo  diamo per acquisito, per non chiudere mai  gli occhi di fronte al male o all’ingiustizia  hanno scelto di tener sempre d’occhio la situazione e, se serve, dare una mano agli ex colleghi etc. ecc.
Insomma soprattutto questa volta poi, visto che si sentiranno perfino chiamati direttamente in causa, perché non approfittarne per  togliersi  qualche sassolino dalle scarpe, menare le mani e magari raddrizzare i torti commessi da truffatori, ladri mafiosi e chi più ne ha ne metta e peggiorati   dalla colpevole e farraginosa  burocrazia italiana. 
E dunque anche se prima di leggere ero pronta a riscrivere tutta contenta: arieccoli, evviva, ci siamo! Tornano i nostri della Squadra Speciale Minestrina in brodo con un nuovo azzeccato giallo classico dal sapore della scampagnata.  Stavolta non mi pare. Anzi  altro che scampagnata, la faccenda si allarga, prende un sapore addirittura istituzionale,  la Squadra poi diventa indispensabile, deve prestarsi a  fare  da facciata , anzi addirittura da ampia  copertura per  una segreta, segretissima  operazione dei servizi. Quindi sempre urrah per Maalox, Kukident e Semolino.
Ma indispensabile anzi doveroso aggiungere un  sentito bravo a Roberto Centazzo.
Centazzo sa di cosa scrive e anche stavolta sceglie un argomento complesso, da trattare con le molle, ma non per questo meno grave e impegnativo.  L’argomento della corruzione presente purtroppo anche tra alcune  fila, che  vorremmo definire mele tarate, delle Forze dell’ordine. Centazzo , dicevo,  non si tira indietro e ne parla con  tranquilla cognizione di causa,  inquadrandolo tuttavia,  forse alleggerito  dal suo invidiabile humour,   nella sapiente ma scorrevole  cornice di una  commedia gialla.

Patrizia Debicke

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