La pattuglia dei bambini – Deepa Anappara



Deepa Anappara
La pattuglia dei bambini
Einaudi
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L’India magistralmente descritta da Deepa Anappara non è quella delle cartoline patinate che raffigurano il Tāj Maḥal, non è quella dei riti funerari di Varanasi e neanche quella cara agli hippies amanti delle filosofie ayurvediche, non siamo a Bollywood e non ci sono lussi e lustrini.
Siamo alla periferia di una megalopoli, una delle tante, in uno slum dove la regola principale è sopravvivere.
Qui i bambini imparano presto le basi fondamentali della vita, vedono i loro genitori consumarsi lavorando, quei pochi fortunati che un lavoro ce l’hanno, e crescono in fretta.
Ma, questo il miracolo, rimangono bambini, con sogni esigenze e desideri comuni a tutti i bimbi del mondo.
Conosciamo Jai, furbo intelligente goloso di dolci, ed i suoi due amici Pari studiosa e caparbia e Faiz svogliato, cocciuto e grande lavoratore.
Vivono vicini e vanno a scuola insieme, condividono sogni, paure e giochi.
Uno dei giochi  che Jai ama di più è ispirato ad una delle serie televisive che più in voga, una sorta di CSI raccontato con gli eccessi tipici della tv ed in cui il colpevole viene sempre acciuffato.
Così quando un loro compagno scompare inizia per loro una caccia disperata per ritrovare il loro amico, nel totale disinteresse della polizia.
Sarà un viaggio scomodo nel turpe mondo degli adulti, sarà la loro iniziazione per la maturità.
Insieme ai bambini scopriremo un società molto ingiusta, in cui i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri non riusciranno ad affrancarsi mai.
Lo sgomento dei bambini che mano a mano si rendono conto di questo diventerà il nostro sgomento, l’aria carica di smog che chiude la gola e non fa respirare sarà anche l’aria che riempirà le nostre narici ed i nostri polmoni, cammineremo con loro e le loro paure saranno le nostre.
Il grandissimo pregio di La pattuglia dei bambini sta soprattutto nella narrazione cinematografica, il lettore vede le scene, quasi percepisce gli odori, i sapori, insomma è protagonista insieme ai bambini.
L’ autrice prende spunto dal rapimento del piccolo, al quale altri ne seguiranno, per raccontare come gli adulti siano totalmente irresponsabili nei confronti dei bambini, come la loro vita sia considerata meno di nulla e totalmente asservita ai loro interessi.
La nascita del romanzo, il primo di questa straordinaria giornalista, vede la luce dopo i suoi reportage sulla povertà e  l’impatto che ha sulle vite dei bambini, lavori che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti  internazionali. Deepa Anappara è nata e cresciuta in Kerala, nell’India meridionale, e ha lavorato come giornalista a Mumbai e Delhi. Anappara  racconta un mondo pericoloso  e struggente attraverso gli occhi di un ragazzino che, a dispetto di tutto, non perde mai la speranza.
«L’esordio di Anappara annuncia l’arrivo di una supernova letteraria».
The New York Times.
Speriamo veramente di leggere presto altri lavori di quest’autrice, di cui Anne Enright  ha scritto definendo il suo stile come  «Una prosa vivida, ironica e meravigliosamente dettagliata».

Roberta Gatto

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