Nel nome di Roma – Simon Scarrow



Simon Scarrow
Nel nome di Roma
Newton Compton
Compralo su Compralo su Amazon

La conquista romana della Gran Bretagna provocata  soprattutto da motivi politici avvenne durante i primi tre anni del regno di Claudio.
L’imperatore  cinquantenne,   terzogenito  di Druso e Agrippina,  il “furbo” zoppo e sciocco  della famiglia, messo sul trono  dai pretoriani perché considerato solo  un burattino, fece presto a  dimostrare di non esserlo e a garantirsi dei successi militari in grado di consolidare la sua reputazione. Per sua fortuna suo nipote e predecessore sul trono, Caligola, mirando allo stesso scopo aveva radunato un esercito e una flotta lungo le coste a nord della Gallia.
Claudio  ne approfittò, prendendo a scusa la richiesta di aiuto di un principotto locale,  per invadere la Britannia  nel 43 d.C.  e , durante la prima parte della lunga  campagna militare,  vi  fece persino una breve apparizione per guadagnarsi il merito della conquista e festeggiare il suo ritorno nell’Urbe  con un Trionfo.
Il compito dei romani fu almeno all’inizio  facilitato dalle divisioni endemiche tra le  tante tribù locali. Narrano infatti le cronache che ben dodici  diverse delegazioni si presentarono davanti a Claudio durante la sua visita per giurare fedeltà a Roma.
Ciò nondimeno, con il passare  degli anni , le difficoltà legate alla creazione della nuova provincia romana e  lo stillicidio  di risorse umane davanti ai  magri progressi  ottenuti  nel conflitto,  parvero   mettere in dubbio  il prestigio dell’impero  tanto che dopo la morte di Claudio,  nel 54, e l’ascesa al trono  di Nerone,  si cominciò a mettere  in discussione l’invasione e l’occupazione della Britannia . La  provincia  infatti non forniva abbastanza bottino da compensare i costi delle le quattro legioni e delle unità ausiliarie.  Nonostante il considerevole investimento di risorse in Britannia, a Roma  ci si chiedeva se non convenisse  chiudere con tutta  la faccenda  e ritirarsi. Di conseguenza, coloro che avevano emigrato  o avevano investito cominciarono a voler recuperare il denaro. La riscossione dei prestiti concessi arrivò in un momento di ripetuti e  scarsi raccolti nella zona. A peggiorare  le cose, i veterani romani istallati a  Camulodunum (Colchester), avevano occupato  e coltivavano in proprio terreni dei locali e i giovani britanni venivano obbligatoriamente coscritti nelle unità ausiliarie militari .
I rapporti tra occupanti e occupati  stavano peggiorando e  purtroppo la prevaricazione e la  fame spesso  sfociano nella ribellione. Le lamentele delle tribù crebbero  fino a quando nel 60/61 con la morte di Prasutago, re degli Iceni, fino ad allora fedele alleato di Roma,  la situazione precipitò.
Lo sprezzante trattamento  riservato al testamento del sovrano e i brutali oltraggi commessi ai danni della vedova Baudicca e delle due  figlie furono la scintilla che innescò la ribellione e tutti gli  orrori che ne conseguirono . La  furia degli Iceni si abbatté con ugual ferocia sia sui romani che sulle tribù nemiche.
Ma dopo questa per me necessaria inquadratura storica, torniamo al nostro romanzo : Nel nome di Roma.
60 d.C., Britannia.
Dopo anni di combattimenti fianco a fianco, il Prefetto Catone ha raggiunto il centurione Macrone  in Britannia, la terra che hanno contribuito a conquistare, all’inizio della loro lunga e proficua collaborazione con l’esercito e l’impero.
Dalla loro prima volta sull’isola, le loro vite  si sono trasformate in modo quasi  inimmaginabile.  Macrone infatti, dopo anni di guerre, contrasti e complotti, raggiunta  una meritata pensione, si è sposato e trasferito con Petronella, sua moglie , a Camulodunum in Britannia dove la madre gestiva una fiorente locanda,  e là  ha accettato un ruolo amministrativo di alto livello tra gli altri veterani romani. E proprio  a Camuludum,  il Prefetto Catone vedovo e  con il figlio  decenne Lucio ha raggiunto il suo fedele compagno e centurione, per sfuggire a  Nerone dopo essersi innamorato e  aver salvato dall’esilio  in Sardegna Claudia,  la splendida ex amante dell’imperatore.
I due vecchi  amici vorrebbero vivere una nuova vita, lontani dalle preoccupazioni  ma ben presto si  troveranno di nuovo  in pericolo.
Nerone infatti,  prima di prendere una definitiva decisione in merito alla Britannia,  ha inviato sull’isola  un avido e spietato  procuratore, Cato Deciano,  per spremerne ogni possibile  ricchezza. Preoccupati che la mossa fosse  destinata a intensificare  le tensioni e  a  destabilizzare  la provincia, Catone e Macrone vorrebbero aiutare Budicca, loro alleata e  regina vedova degli Iceni,  che immaginano destinata a diventare una  vittima delle pelose attenzioni del  Procuratore dell’imperatore.
Tuttavia,  ben presto purtroppo il dovere li  costringerà  a separersi, perché  Catone verrà  arruolato dal governatore della Britannia, Gaio Svetonio Paolino che,  nella sua campagna per piegare definitivamente la resistenza barbara nella parte occidentale e distruggere la roccaforte dei druidi sull’isola di Mona (Anglesey), ha  messo  insieme una vasta armata. E  questa volta il Prefetto  Catone, eroe di tante battaglie, dovrà fare a meno dell’aiuto del fidato Macrone,  destinato  su ordine superiore al comando delle riserve stanziate nella colonia di Camulodunum.
Rimasto solo con pochi uomini ai suoi ordini, Macrone  potrà  solo  stare a guardare mentre l’indignazione e la mancanza di rispetto portano gli Iceni a  uno scontro con i romani, un sanguinoso  scontro  che né  lui e  né le sue forze dovrebbero mai  affrontare …
Ben presto infatti, il destino della Britannia sarà nelle mani di una donna, Budicca, una figura in grado di incendiare gli animi  del suo popolo e condurli finalmente uniti alla guerra contro l’impero.
E la vendicativa determinazione e forza distruttrice di questo nuovo nemico metterà Catone e Macrone davanti a un pericolo che mai avrebbero potuto immaginare…
Simon Scarrow descrive molto bene ogni battaglia, spiegandoci come operava sul campo in offesa e difesa  la poderosa macchina da guerra romana, evidenziando tutte le strategie  e le tecniche marziali utilizzate  e in  questo  suo  eccellente capitolo della sua  Saga, Le aquile dell’Impero,  continua a dimostrare di essere  uno dei migliori autori di narrativa storica al mondo. Un romanzo potente, costruito con minuziosa accuratezza,  denso di azione, colmo di  perfetti dettagli che stavolta però non si chiude….
Non offre infatti una qualche consolatoria o drammatica risoluzione ma, con una scioccante e disperata interruzione finale nella narrazione,  lascia i lettori frementi ma a bocca asciutta, ponendo  i suoi più celebri personaggi in stallo, in una zona oscura, piena  sola di fumosa suspense.
Aspettiamo! 

Patrizia Debicke

Potrebbero interessarti anche...