Tutto cominciò con Tiffany



Christoph Marzi
Tutto cominciò con Tiffany
Tre60
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Tiffany è come quel certo confetto. Basta la parola. Non per provocare smottamenti di pancia ma per agitare le farfalle nello stomaco di ogni donna. Basta la scatoletta azzurra come un mare caraibico per appianare anche l’umore più inquieto. Basta aprirla per capire che l’uomo davanti a te potrebbe essere quello giusto e, nel caso in cui i fatti, smentiscano la tua opinione, per avere almeno un buon ricordo di lui, a distanza di tempo.
Tiffany è questo e molto di più.
E’ uno stereotipo che appartiene all’immaginario collettivo. Come quel certo paio di sandali che fa male ma da cui non ci si può separare perché ricorda una particolare occasione. Come quel bicchiere sbeccato e reso inutilizzabile che non si può però buttare perché fa rivivere una particolare cena.
Ma cosa c’entra Tiffany, con il romanzo “Tutto cominciò con Tiffany?”
C’entra perché tutto parte da una copia della madre di tutti i racconti, il celeberrimo “Colazione da Tiffany”, acquistato da Alex alla Real Books di Brooklyn, libreria dove Faye, la protagonista lavora. Alex acquistata la copia, dimentica sempre alla Real Books un quaderno contenente degli schizzi. Faye lo ritrova e vuole restituirglielo. Lo ricontatta attraverso Facebook ma il giorno prestabilito, quando Alex ripassa dalla libreria, lei non c’è. E da questo sfumato incontro partono gli equivoci.
Che non bastano a spegnere il legame che si sta creando tra Alex e Faye, alimentato ancora dal filo sottile della novella di Truman Capote. Il nickname di Faye è infatti Holly, lo stesso della protagonista di “Colazione da Tiffny” di cui Alex vorrebbe creare una graphic novel. Eppure, l’unico modo per comunicare tra i due, sembra essere il social network. Anche perchè quando si danno appuntamento il 14 Settembre, qualcosa di strano succede. Le date non corrispondono (per Faye si tratta di un venerdì, per Alex di una domenica) ma il rompicapo si scioglie attingendo alla bacchetta magica della serendipità.
E se le attinenze con il film “la casa sul lago del tempo”, sono molteplici è anche vero che la tensione narrativa e la gestione delle vicende sono estremamente piacevoli.
A conferma che Tiffany è una garanzia. Per cui, alla fine, è vero il detto, che basta la parola!
Bea Buozzi

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