I ragazzi di città



Francesco Abate
I ragazzi di città
Il Maestrale
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[MilanoNera recensisce in anteprima il romanzo di Francesco Abate in libreria da oggi]
Il Remix è una soluzione che funziona sempre in discoteca,la gente apprezza il riecheggiare di una melodia riconosciuta, infiorettata da nuovi suoni.
Per molti invece suonano spesso forzate e inutili le rivisitazioni, ridondanti di allestimenti non sinceri e ruffiani.
Il libro di Abate stordisce, incanta, e non assomiglia affatto ad una minestra riscaldata.
E’ un testo fortemente “musicale”, di quelli che canticchi poi per tutta la giornata per i suoi brani leggeri e spensierati, ma che ti ricordi anche per le ballate tristi e piene di senso di irrequietezza esistenziale.
L’esordio della vicenda ha avvio leggero, quasi un ouverture da opera lirica nella quale sono contenute e accennate tutte le arie più belle dell’opera; un piccolo turbamento iniziale viene superato immediatamente, travolto dalla contingenza di farci entrare nel cuore della narrazione.
Tutti in scena i personaggi dalle prime pagine, tratteggiati bene, colti per flash caratteriali e movenze quotidiane, legati tra loro da un destino irresistibile come il flusso della musica, come il ritmo che pervade la storia.
Ci si sente un po’ spaesati in questa movida estiva cagliaritana, coi troppi turisti che come mutanti scacciano via gli zoccoli e il costume per far spazio alla loro ansia di vivere con intensità il rito della serata esagerata che si ricorderanno davanti al noioso cerimoniale del pizza e cinema invernale.
C’è la Family, una banda che raccoglie i protagonisti della storia che schizza da un locale all’altro. Il capo è Furio, trentenne irrequieto per molti, normalmente ambivalente per chi ha degli orizzonti di pensiero un po’ più vasti.
Avvocato di giorno, dj di notte, collante di una combriccola di amici tirati su per la strada : non un’armonia di caratteri questi compagni di ventura, piuttosto una accozzaglia di piccole frustrazioni superate grazie al gruppo, al progetto comune, che sia anche pure quella di far ballare tutti per una notte.
I personaggi di Abate però non sono dei nostalgici, si stagliano con intelligenza nel panorama della macchina dei divertimenti, sono critici, svegli e consapevoli, per nulla impreparati alle difficoltà e alle amarezze che li aspettano, ognuno di loro ha già un piccolo bagaglio di tormenti.
Furio guida il gruppo con un disagio esistenziale latente che mitiga con il tentativo di vivere il qui ed ora ma sul punto di scoppiare.
Qui comincia l’anima noir del libro, quando il punto di saturazione dell’aria è raggiunto.
E’ stato bravo l’autore a portarci fin qui a ritmo di scherzi feroci e schermaglie di tipi da spiaggia.
Una donna fa detonare e precipitare i destini intrecciati dei protagonisti, un personaggio femminile antipatico e doppio, che sembra quasi meritarsi la fine orrenda che fa.
Si sa, il noir ci fa accettare la morte come un passaggio imprescindibile per far guadagnare quota al racconto, è la sua magia, il suo fascino.
La scommessa della narrazione è capire ora chi se la caverà e chi no, se la Family proteggerà tutti i suoi componenti o se qualcuno si perderà per strada.
Ci penserà un commando tutto femminile a riannodare la storia, a fare pulizia degli imbrogli e delle falsità ordite alle spalle di un innocente.
Donne motivate, che stringono patti e alleanze, personaggi descritti senza ombra di machismo, forti non perché usino metodi maschili, anzi, sarà la loro sensualità, il loro saper fare, l’esperienza di mille notti nei locali a far emergere la verità.
Appare quindi utile quella leggerezza di atmosfera narrata nelle prime pagine, gravida a ben vedere di oscuri presagi. Eppure è stato bello esserci, ci dice l’autore, in un ultima postilla al romanzo.
Dedicato a chi c’era e anche a chi non c’era in quelle estati, rese vivide e immortali da questo libro, che dimostra una destrezza narrativa comune al Cattivo cronista e a Getsemani, altri due bellissimi romanzi dell’autore.
Una storia travolgente, in bilico sui ricordi ma mai attaccata morbosamente ad un una stagione ormai andata e rimpianta.
Tutti noi prima o poi facciamo la conta di chi c’era e di chi c’è nella nostra vita attuale; purtroppo abbiamo chiara e netta la sensazione di non aver capito, a volte, fino in fondo le dinamiche vissute, l’amarezza di esserci persi qualcuno per strada, per non aver avuto il coraggio di guardare in faccia la verità fino in fondo.

Alessandra Anzivino

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