I sette quadranti



agatha christie
I sette quadranti
mondadori
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Un romanzo atipico di Agatha Christie che si stacca dal solito filone giallo per lanciarsi in una intrigante spy story alla sua maniera. L’ambiente è quello che è caro all’autrice: favolose dimore patrizie della campagna inglese, vecchi lord burberi-bonari che giocano male a golf e gioventù perdigiorno dorata.
Perché nella camera del giovane Gerry Wade ucciso da una dose letale di cloralio ci sono sette sveglie in fila sul caminetto? E chi ha sparato a Ronny Devereux, suo buon amico? E cosa significa l’affare dei I sette quadranti citato da entrambi poco prima di morire?
Per risolvere il giallo collegato all’assassinio di due rampolli dell’Inghilterra bene a cavallo tra le due guerre mondiali la Christie, facendo l’occhiolino al lettore, affida l’improbabile compito di detective al Lady Eileen Brent, figlia del marchese di Caterham detta Bundle (fagotto, pacchetto). Bundle, un simpatico miscuglio di ragazza di buonsenso e suffragetta, rischierà di cacciarsi nei guai ma farà da elemento catalizzatore per farci scoprire che, dietro un’apparente frivolezza e mondanità, la morte è in agguato condita da agenti segreti e sette misteriose che vogliono minare la sicurezza dello stato.
La trama, un complotto trucibaldo farcito di assassini e misteri a gogò, avanza, svolazzando umoristicamente tra imperturbabili maggiordomi, una lady svampita, l’insoddisfatta moglie di Sir Oswald Coote, ex venditore di biciclette diventato miliardario, e politici sotto pressione elettorale conducendoci per mano alla felice conclusione.
Opera anomala della grande scrittrice britannica che contagia divertendo con i suoi spunti da commedia brillante giallo rosa e alcune idee indovinate. Godibilissima quella delle maschere indossate dei sette congiurati durante le loro riunioni segrete con il quadrante messo a un’ora diversa per ciascuno.

L’immagine d’apertura proviene da wikimedia

patrizia debicke

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