Il destino dei Malou



Georges Simenon
Il destino dei Malou
Adelphi
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Eugene Malou si è sparato un colpo alla testa. Ha appena chiesto un prestito al conte d’Estier, la richiesta è stata rifiutata e lui, uscendo dalla casa del nobile, ha messo fine alla sua vita. Mandando in malora la famiglia, a cui non ha lasciato neanche un franco per il suo funerale. Non c’è persona che, nella piccola cittadina francese centro dell’azione, non attribuisca l’estremo gesto alle difficoltà finanziarie a cui l’uomo, un imprenditore oggetto di una campagna stampa molto pesante a causa del suo spregevole passato, non riusciva più a far fronte.

La famiglia si sfalda, moglie e figlia non ci pensano due volte a procedere solitarie verso la loro strada. Salvo Alain che, a dispetto di una madre che se ne va a Parigi, e di una procace e disinibita sorella che si fa mantenere da un chirurgo, incomincia una discesa nel passato del padre e poi del nonno per conoscere non solo il vero motivo che ha portato il genitore a togliersi la vita, ma la radice prima del cognome che porta. Un destino che lo avvolge come un marchio e che s’impone contro le più facili apparenze.

E sono proprio queste ultime, le apparenze, a fare da motore centrale a Il destino dei Malou. Una storia così ordinaria che rapisce perché s’insinua con una facilità impressionante nelle corde del lettore più avveduto. Una storia che Georges Simenon declina nel suo profilo più sinistro e trasforma in straordinaria al punto da farne diventare letteratura.

In queste pagine c’è tutta la grandezza di Simenon. Estrarre vita da come un uomo si aggiusta la cravatta o si accende una sigaretta, da come una donna calza indolente un paio di ciabatte o dalla neve che, pur senza restare sui marciapiedi, già sia attacca sui tetti delle case e sui baveri dei cappotti dei passanti. Gesti di un’ordinarietà tale che portano con sé una luce talmente fosca da risultare neri quanto lo può essere un colpo di pistola o un accoltellamento.

Il destino dei Malou è il romanzo della fame che crea arrampicate più esistenziali che sociali, il romanzo dell’invidia, della disgregazione dell’essere umano attore di una comunità organizzata, del senso di rivalsa e appunto delle apparenze ingannevoli. Se chiuso il libro ci pervade un senso di gelo, è semplicemente perché siamo vivi.

Corrado Ori Tanzi

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