Il dio dello stretto – Vins Gallico



Vins Gallico
Il dio dello stretto
Fandango
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Reggio Calabria, primi anni ’90. Una Mercedes con alla guida un ex pilota di Formula 2, Renato Panuccio che, avvistato un posto di blocco a Catona,  si era  lanciato a tutta velocità lungo l’A2, ma dopo Seminara, all’altezza un viadotto, aveva sfondato un guardrail sfracellandosi  sugli ulivi. Panicuccio, che era morto  sul colpo, era reduce da una sbornia la sera prima e, temendo guai, se fermato dalla polizia, essendo  un pregiudicato appena uscito di prigione dopo aver scontato una pena per contrabbando e associazione a delinquere, aveva tentato di scappare. La faccenda della fuga con tragica morte  sembrava stare  in piedi. Sul posto a controllare i rottami e soprattutto  la strana traiettoria dopo la sbandata/decelerata dovuta a una ruota che sembrava aver perso inspiegabilmente aderenza, arriverà un giovane PM, che sta facendo il suo tirocinio  a Palmi,  Mimmo Castelli. Il particolare non era sfuggito a Palladino, uno dei carabinieri presente giovane,  sveglio e mente fina, perché  la ruota anteriore destra staccatasi prima dell’incidente,  faceva pensare a un sabotaggio. E guarda un po’ quella ruota pare sia sparita.
Castelli nel tentativo di ricostruire  il perché e il percome  dell’accaduto, compresi gli ultimi giorni di vita di Renato Panuccio dal momento del suo rilascio, andando a studiare persino  le cause dell’arresto del corridore e le motivazioni delle accuse a lui mosse, finirà con scoprire che ci sono di mezzo gli stretti legami, frequenti nella regione, tra imprenditoria e ndrangheta. Legami che si evidenziano attraverso alcuni personaggi ben noti in città  e nelle loro fila risulta  compresa l’ex bella moglie di Panicuccio, ora vedova,  veneta di origine che, affascinata dal corridore di belle speranze, dopo aver mollato e divorziato da  un ricco marito industriale trevigiano, si era trasferita a Reggio.  Un fredda calcolatrice che dopo aver divorziato senza scrupoli anche da Panicuccio, quando era in galera, con l’ausilio di – ma guarda un po’ –  di ricchi e “sconosciuti protettori” si era riciclata come imprenditrice di moda, spendeva e spandeva  e faceva la bella vita.
Insomma, Castelli cattolico osservante e  da fin da studente addirittura aderente al Mei, movimento ecclesiastico d’impegno culturale,  oltre ad  essere già afflitto da una complicata vita personale, è sposato infatti da poco, ha una moglie sorda, un  figlio in arrivo , finirà con andarsi a cacciare, quasi fosse teleguidato  da oscure forze e intrighi misteriosi  in un bel pasticcio dal quale pare dura  riuscire a tirar fuori  le gambe.  Pasticcio che potrebbe persino diventare pericoloso. Tanto più che il nostro magistrato è persino afflitto da un disturbo non da poco : una specie di epilessia interna con sporadici episodi di cataplessia.  Episodi che gli impediscono di guidare . Ma lui testone,  nonostante le sue problematiche personali e familiari,  i bastoni di lavoro  tra le ruote  e le oggettive difficoltà nelle indagini, va avanti lo stesso…
Ragion per cui, navigando a vista tra continui salti tra  riflessioni morali e religiose che lo costringono a  lasciarsi  trascinare  dal  senso di giustizia e responsabilità, dovrà commisurarsi con improbabili soffiate, fantasie, obblighi e limiti, senza poter  prevedere  per quanto e  fino a dove dovrà spingersi.
Quali sono i leciti confini  che attengono  alla giustizia umana? Oppure si dovrebbe poter  contare su quella divina?  Fino a dove può arrivare un uomo di legge, un magistrato?  Quali sono le vere frontiere  tra bene e male?
Il protagonista de Il Dio dello Stretto, dovrebbe essere il giudice e personaggio di fantasia Mimmo Castelli  posto di fronte  a un brutto incidente stradale che presto, più di incidente, acquisterà  i precisi contorni di un crimine più complesso ma, a conti fatti, il vero e incombente  protagonista  diventerà  don Farias,  dalla trascinante personalità, prete (vero) plurilaureato e professore universitario che ha formato  diverse generazioni  di universitari e laureati cattolici di Reggio.
E il romanzo di Gallico offre  ampio spazio alla locale classe intellettuale  cattolica tanto che addirittura si dilata nei suoi riti (le messe nella chiesa di San Gaetano con le infinite omelie),  alle questioni morali personali, compresi gli  incerti rapporti  familiari e di lavoro, rimuginate quasi ossessivamente dal PM e ridotte poi a punti focali  destinati al sacramento della confessione, in un astuto mix di realtà e fantasia che ipotizza persino stretti  rapporti tra uomini e sovrannaturale.
Ambientata in Calabri, terra avvelenata dai malavitosi e  più in particolare  a Reggio,  una trama che, con ogni minuta descrizione della città e delle sue tante, forse troppe  contraddizioni, corredata da   nomi di cose e di  strade, arricchita dai suoi consueti profumi e colori,  ci consente  quasi di percorrerla in lungo e largo,  a fianco dei diversi  personaggi.
Alla ricerca del misterioso Dio dello stretto che regala il titolo al libro ? 
Forse.  O forse di un Dio che possa indurre alla speranza di una equa giustizia per tutti.

Patrizia Debicke

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