L’altra Grace – Margaret Atwood



Margaret Atwood
L’altra Grace
Ponte alle Grazie
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Tratto da una storia vera, succulentissimo thriller, definito anche come racconto introspettivo o romanzo storico o, persino, crime story, è ambientato nel 1851 in Canada, a Kingston, sede del penitenziario femminile, dove è rinchiusa a vita l’autrice di un duplice omicidio, che, per le caratteristiche del racconto, occupa il centro della scena. 
Nel 1843 suscita scalpore la notizia di un delitto efferato, del benestante e rispettato Sir Thomas Kinnear e della sua governante, nonché amante, signorina Nancy Montgomery, ad opera di due disgraziati, poveri in canna, lo stalliere James McDermott e la domestica sedicenne Grace Marks. 
Un ruolo molto importante assume in questo romanzo il numero due, duplice omicidio, due i colpevoli, almeno da parte dell’opinione pubblica, due le caratteristiche per cui Grace non riuscirà mai a scagionarsi, l’essere povera e l’essere donna, in una società retrograda e maschilista e che stava appena cominciando a studiare la mente e la psiche umana, ancora due erano i giudizi che la stampa aveva raccolto su Grace, ora vittima delle circostanze e delle disavventure, ora assassina astuta e crudele, intrigante ammaliatrice di uomini, due le gravidanze indesiderate, due le case dove Grace aveva lavorato come domestica, due e diverse le pene per lo stesso omicidio, a McDermott impiccagione e a Grace manicomio e carcere a vita e potrei continuare ancora, ma si rischia di rivelare i contenuti.
Una narrazione lenta, mai noiosa, in prima persona resa dall’assassina, o presunta tale. Viene così introdotto uno dei temi preferiti dall’autrice, che ci invita a dubitare sempre e a non credere alla verità assoluta, solo perché una cosa è scritta non vuol dire che sia la verità sacrosanta, per cui prendere le distanze da certi pregiudizi, può sempre essere utile ai fini del raggiungimento della più plausibile delle verità. 
Il Dottor Simon Jordan, giovane psichiatra, viene convocato da un comitato per la scarcerazione di Grace Marks, del quale fa parte anche il direttore del carcere, ai fini di esaminare la mente della donna e capire se mente o se davvero non ricorda. Il dottor Simon usa il metodo delle libere associazioni e si presenta a Grace, che lavora come domestica a casa del direttore del carcere, ogni giorno con un ortaggio o un frutto diverso. Da una mela Grace, che all’inizio era molto silenziosa e reticente, piano piano si apre e fa dei collegamenti coi suoi ricordi, raccontando minuziosamente tutto di lei: l’immigrazione dall’Irlanda, la precoce perdita della mamma, la fatica che doveva fare per mantenere i suoi fratelli, il padre violento e dedito all’alcool, la sua amicizia con Mary Whitney, la sua vera famiglia, della quale conservava nel suo cuore ogni parola che le era servita da insegnamento, il lavoro come domestica nella casa dell’assessora Parkinson e poi presso la casa del signor Kinnear. Ma, nonostante ciò, Grace riesce sempre a dire il meno possibile, soprattutto di quello che il dottor Simon vuole sapere e lui, inevitabilmente, rimane stregato da quest’aura di mistero che Grace mantiene intorno a sé e le riconosce indubbie doti di ammaliatrice.
Carnagione chiara, occhi azzurri, capelli rosso scuro e un mento ricurvo, che le conferisce un’espressione astuta e crudele, questa la descrizione di Grace Marks.
Bianchi e tremolanti come uova alla coque, la descrizione dei sederi delle signore. 
La cuffia per i capelli? Gabbia dal mondo esterno. 
L’odore muschiato e opprimente della parola “Assassina”, pesante da portarsi dietro per una ragazzina di appena sedici anni, come era Grace all’epoca dei fatti. 
In materia di associazioni, anche se il letto può significare riposo e può essere associato ad una bella notte di sonno, molte cose pericolose possono succedere in un letto. 
L’incubo che una donna che cadeva sulla schiena come una tartaruga, non sarebbe più riuscita a rigirarsi, come metafora della reputazione delle donne a quei tempi. 
Ed ancora, la prigione non si limita a chiudere dentro i carcerati, ma chiude fuori tutti gli altri. 
Queste e tante altre le argutissime trovate di una penna raffinata come quella di Margaret Atwood, che fa del femminismo e della ricerca della verità un baluardo dei suoi assiomi, all’interno dei quali si odono echi di rivoluzione illuministica di fine ottocento, ma anche odierna, verso l’ottusità e l’imperialismo dei prepotenti.
“L’altra Grace”, un sensazionale viaggio alla scoperta di una mente complicatissima dall’intenso valore escapologico, ove il sangue e la crudeltà delle scene ci purificano dalle nostre costrizioni mentali e ci depurano dalle ottusità di una vita fatta di apparenze.

Valeria Arancio

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