Non mi uccidere



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Non mi uccidere
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Premetto che questo libro non è stato inviato dall’ufficio stampa della Piemme ma me lo sono comprato, incuriosito dalle buone recensioni e dalla fama che circonda l’autrice come nuova messaggera dell’horror italiano. “Mirta è una delle più amate eroine dark degli ultimi tempi” strillava il Venerdì di Repubblica, della serie se il Corriere c’ha D’Orrico che le spara grosse pure noi ci dobbiamo adeguare. Mirta è una delle fregature più grandi che ho preso in questi ultimi tempi, dopo la balena morta della lombardia, pancetta, le peggiori intenzioni e i kamikaze del sesso targati novescarpapipernonori. Tutti libri che mi sono comprato e che ho dovuto gettare, regalare, insomma disfarmene, dopo essermi arrabbiato con me stesso e la mia eccessiva condizionabilità pubblicitaria. Ormai sono vecchio e dovrei aver capito che non si comprano né i best-seller, né i libri troppo strombazzati dalla critica, ché sono quasi sempre fregature. E allora vediamo di raccontare questa specie di libro che fa rimpiangere non poco i tempi in cui la regina del dark si chiamava Alda Teodorani. Il romanzo racconta l’amore immenso di Mirta per Robin, così grande da superare i confini della vita, infatti dopo un tragico incidente stradale i due amanti muoiono e vengono sepolti, ma dopo pochi giorni Mirta risorge come vampiro, deve mangiare carne umana, ha poteri straordinari e cerca l’amato Robin.
A onor del vero ho interrotto la lettura a pagina 84, ché mi sentivo troppo preso in giro da un’autrice capace di realizzare portentose costruzioni letterarie tipo: “Sta nevicando. E forse è meglio. Le luci sono ovattate. Tutto è buio e silenzioso. La neve è rassicurante. Protettiva. Non si può correre troppo. Ma forse sono io che sono stanca. Mi sembra che stamattina tutto fosse più facile. E dire che stavo salendo”. Ecco, il libro è tutto così. Periodi stile scuola elementare. La mamma è bella. Punto. Ho smesso a pagina 84 perché mi sembrava di leggere i compiti di mio figlio e se una cosa la devo fare per dovere la faccio per lui, non per Chiara Palazzolo. Per pubblicare bisogna saper scrivere, questa è una condizione essenziale che molti autori – e soprattutto parecchi editori – sembrano aver dimenticato.

Il romanzo è costruito su un continuo incedere di dialoghi tra la vampira e il suo io più profondo, tra i ricordi di una tesina universitaria su Wittgenstein e un passato da non dimenticare. Sono vaccinato dagli autori come Chiara Palazzolo, ma pare che gli editori vogliano soltanto gente capace di semplificare tutto e di eliminare persino la fatica di leggere, autori di libri per non lettori, per gente che va soltanto al cinema a vedere capolavori come Underworld. Non mi uccidere ha la complessità di un videogame, piacerà ai giocatori di pleistecion, a chi non ha mai letto un libro in vita sua e a chi preferisce le sceneggiature alla complessità letteraria. Per i lettori veri che dai romanzi cercano anche qualche emozione e un minimo di letteratura (King è un best-seller ma è capace di dare entrambe le cose) consiglio di non comprare neppure il resto della trilogia composta da Strappami il cuore e Ti porterò nel sangue. Lo stile è identico. Mi comunicano che da questo libro verrà presto tratto un film. Bene. Come regista consiglio Claudio Fragasso. Mi pare proprio il suo genere…

gordiano lupi

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