Quota 33



roberta gallego
Quota 33
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Mi piace il sostituto procuratore Alvise Guarneri, quarantenne separato, con i suoi cocci privati da rincollare, ritornato ad Ardese, una sonnacchiosa, opulenta e lacustre cittadina piemontese, dopo Palermo e tanti anni nell’antimafia.

E mi piacciono anche la sua ombra, il suo braccio destro, il maresciallo Saverio Alfano, uscito dal baratro per la morte della figlia – la droga miete vittime anche tra coloro che difendono la legge – e l’ispettore Pantani, il poliziotto appassionato di pesca, intelligente e di poche parole.

Mi convince la cornice che fa loro da scenario, un microcosmo allargato fatto di personaggi, togati e no, della procura locale, con le sue imperfezioni, disfunzioni, trasgressioni, difficoltà, successi, debolezze, scherzi goliardici – e qui devo citare per forza quello irresistibile del maiale chiuso al sole nella Panda che grida terrorizzato.

E tante abitudini consolidate, piccoli sacrosanti vizi, rinunce e talvolta brucianti sconfitte. Due parole sul caso: quattro, forse cinque individui armati a volto coperto hanno commesso una rapina all’ ora di cena in una birreria locale piena di clienti. Hanno bloccato le porte e si sono allontanati, portando via l’ incasso, circa ventimila euro, e prendendo in ostaggio una delle cameriere, che minacciano di uccidere se verranno seguiti.

I presenti ubbidiscono, ma poco dopo il cadavere della povera ragazza, Oksana Leykova, una bellissima romena, viene ritrovato martoriato in un parcheggio privato a pochi chilometri di distanza. Un sequestro finito male, una punizione inflitta da un boss che gestisce la prostituzione a una cavallina del suo branco che voleva rifarsi una vita…oppure…?

Per Guarneri e i suoi è un omicidio strano, dai contorni indefiniti, da vagliare a fondo. Pagina su pagina Guarneri, Alfano e Pantani vanno avanti con la loro difficile indagine, che li porta a scoprire un brutto intreccio di poteri politici, economici e mafiosi. Oksana, che credeva di essere sfuggita a un destino amaro, di avere trovato la libertà e l’amore, è diventata invece la vittima predestinata al sacrificio sull’ altare del perbenismo e del successo.

Guarneri andrà avanti caparbio per la sua strada, ma la cortina fumogena stesa dai delinquenti che hanno eliminato la bella romena è troppo fitta. Impenetrabile e impossibile trovare un reale appiglio per squarciarla. Sopravvengono pressioni dall’ alto, anche i meccanismi della giustizia si ingolfano…

E, come ricorda ad Alvise Guarneri, il grande vecchio, una sorta di oracolo, l’ottuagenario procuratore Speranza, appassionato di giardinaggio e di ricostruzione di battaglie d’epoca: «A El Alamein… Quota 33 è molto più di un cippo scavato nella roccia… Per migliaia di italiani che depositarono su quel piccolo altopiano sangue e ingenuità, Quota 33 si fece destino, eternità».

Prima di sospirare a bassa voce: «Ai cippi altimetrici si sono sostituiti totem mediatici… e nel contempo il campo di battaglia non ha più contorni certi, perché non ha più regole rispettate e rispettabili. Resta la Quota 33 individuale… Una quota che impone un tributo, non di sangue ma di coerenza personale, di capacità di negarsi, di defilarsi, di dissociarsi rispetto a un sistema disvalente e moralmente inquinato… » «Si ricordi Alvise, non è la decisione giuridicamente corretta che fa di lei un buon magistrato, ma la sola, tra quelle giuridicamente corrette che sia intellettualmente onesta…; lei dispone di un’ acqua preziosa, ma non infinita. La sparga con buon senso e senso della misura».

Ma anche io, come il sostituto procuratore Alvise Guarneri, frustrata da un cocente senso d’impotenza, ho dovuto accettare che non sempre la verità riesce ad arrivare a una condanna. Mi dicono che Guarneri e i suoi torneranno prossimamente su queste scene. Li aspetto!

patrizia debicke

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