Road Dogs



leonard elmore
Road Dogs
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C’è un commento di Stephen King (che non è certo l’ultimo arrivato) stampato sulla copertina di Road Dogs. Afferma che il libro di Leonard è il migliore da diversi anni a questa parte.

Per chi non conosce Elmore Leonard tutto ciò ha poca importanza. Al massimo può essere un incentivo a scoprirlo attraverso quest’opera piuttosto che un’altra.

A chi piace, però, la frase di King non sfugge di certo. E gli fa metter mano al portafogli.

Penultimo in ordine di tempo della vasta letteratura leonardiana, Road Dogs non tradisce le parole del Maestro dell’Horror. E nemmeno l’aspettativa di chi si è fiondato a comprarlo appena uscito. Lungi dall’essere un capolavoro della letteratura contemporanea (ma questo non era nemmeno nelle intenzioni del suo autore), si lascia leggere alla velocità della luce. Merito, al solito, dei suoi lunghi dialoghi salaci (sorta di vero e proprio marchio di fabbrica), dell’intreccio ritmato senza fronzoli o inutili arzigogoli e, naturalmente, merito della sua tagliente scrittura.

Jack Foley, già protagonista di Out of Sight, è un personaggio di quelli che suscitano immediatamente tanta, tanta simpatia. Lui è meglio di Dillinger (ha rapinato oltre un centinaio di banche), ma non lo sa nessuno. Dovrebbe scontare trent’anni di galera. Ma è un figaccione e un’avvocatessa che la sa lunga lo fa uscire prima.

Molto prima.

Parecchio prima anche di Cundo, cubano tarchiatello che fuori dalla gattabuia ha tanti soldi, diventa suo amico e lo manda a controllare la sua ragazza, Dawn Navarro, finché lui non esce.

“Deve fare la santa” dice Cundo. Sì, esatto. Foley se la spupazza per bene.

E scopre che lei di presupposti nella vita ne ha tanti e sono pure molto diversi dal “mantenersi casta e pura”. Fa la medium, lei (cioè abbindola gli stolti) e gli piacciono, tanto tanto, i soldi di Cundo.

Road Dogs aggredisce le pagine di carta stampata con il vento in poppa. Fluido e anarchico (Leonard reinventa al solito le regole del noir per adattarle a una trama tutta sua), vi trascinerà con leggerezza fino all’epilogo di una vicenda che è, in fondo, anche un’interessante riflessione implicita.

Sull’America. Sul nostro secolo.

Parla di soldi, Road Dogs (come qualsiasi noir che si rispetti), ma lo fa in un modo un po’ particolare.

Noi però adesso facciamo i bambini cattivi e non vi sveliamo nulla. Perché perdereste il gusto della lettura.

massimo Versolatto

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