Un inganno di troppo – Harlan Coben



Harlan Coben
Un inganno di troppo
Longanesi
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” Come un signor thriller che si rispetti c’è tanta morte anche in “Un inganno di troppo”, ultimo libro di Harlan Coben edito in Italia da Longanesi.

La scena si apre con il funerale di Joe, rampollo della ricchissima e potente famiglia Burkett.

La vedova, Maya Stern, è un ex Capitano dell’Aeronautica militare (in congedo dopo quanto accaduto durante una missione in elicottero al confine tra Siria e Iraq) e dovrà provvedere da sola a crescere la piccola Lily, la loro figlia di due anni.

Ma per Maya la morte non viene da sola: ha già conosciuto un dramma familiare, infatti pochi mesi prima è morta sua sorella Claire.

Dopo il funerale del marito, una comune amica (Eileen) di Claire e di Maya la riaccompagna a casa e le regala una cornice digitale in cui è installata una telecamera: serve, le suggerisce, per controllare cosa accade in casa quando lei è fuori e Lily rimane sola con la tata. Tutta questa crudeltà che la circonda e le due morti che l’hanno avvicinata chiedono di tenere alta l’attenzione.

Vincendo un’iniziale quanto comprensibile  ritrosia, Maya accetta il consiglio dell’amica e così ogni sera si trova a scaricare nel suo pc la memoria della scheda presente nella telecamera della cornice e a controllare il girato. Tutto sotto controllo: Lily spesso esce dall’inquadratura ma quando vi fa rientro si trova sul divano a giocarece spassarsela serenamente in compagnia della tata. 

D’altronde la tata Isabella è persona fidata e ben nota alla famiglia Burkett poichè sua mamma Rosa fu la tata di Joe. Insomma, c’è da stare tranquilli.

Questa calma viene però scossa da quanto ripreso un giorno da quella telecamera. Maya non se ne accorgerà subito, la situazione la fa stare tranquilla e talvolta si dimentica di quell’operazione quotidiana. Visionerà il filmato in questione solo dopo alcuni giorni. Ma a quel punto non potrà più tornare indietro e la situazione precipiterà in un vortice che non avrà fine.

Da questo punto della narrazione si alza il livello di una tensione che é destinata a conoscere un percorso ascensionale fino alle vette più elevate. 

Dobbiamo ammettere che Coben è il medico curante del thriller: conosce alla perfezione gli ingredienti necessari, e tutti i tempi e i modi per un’efficace somministrazione. 

Qui non si inizia con lo schema già visto con l’autore della famiglia tranquilla, situazione sotto controllo e poi accade l’imprevedibile. 

Qui partiamo già male (o bene, a seconda dei punti di vista!) perchè il morto è già chiuso nella bara e sta per essere seppellito.

Maya prenderà le redini per condurre una ricerca capace di scavare nel passato e nelle trame oscure di una famiglia potentissima quale quella del defunto marito: i Burkett.

Altre morti seguiranno quella di Joe.

Maya condurrà le ricerche intrecciando le indagini condotte grazie al suo piglio e alle sue tecniche di ex militare con la necessità di domare i demoni che tornano a trovarla tutte le notti sotto forma di rumori assordanti e distruttivi. Si tratto di un disturbo da stress post traumatico. Sono questi i flashback della sua vita professionale in divisa e di quella maledetta operazione finale…

Il ritmo della narrazione cresce senza sosta, fino ad incontrare l’esigenza per il narratore di lasciare maggior spazio ai percorsi interiori dei principali protagonisti del racconto. 

Sarà solo grazie ad una suspence sapientemente mantenuta costantemente sul crinale dello strapiombo e arricchita appunto dal gioco di forza tra le debolezze umane dei personaggi che si potrà arrivare alla scena finale. Che si presenterà corale, teatrale e rivelatrice.

Per fortuna Coben non è un medico anestesista e non sono certo che vorrà studiare per trovare un antidoto all’adrenalina: nel frattempo voglio sperare che potremo continuare a godercelo come un nocchiero capace di condurci tra i peggiori incubi e le verità più corrosive. 

Che poi, guardandoci bene, ci appartengono più di quanto sia lecito temere…”

Pier Livrieri

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