Una mattina come questa – Lorenzo Scano



Lorenzo Scano
Una mattina come questa
Rizzoli
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Spirali di sabbie mobili intente a risucchiare giù chi con un’unica mano è quasi riuscito ad aggrapparsi alla roccia spigolosa, quella che punge e fa comunque male, ma che può ancora salvare e far tornare in superfice. Ma le spirali sono insidiose, infide, quasi invisibili e ritornano con prepotenza a spingere a fondo come Pasquino La Somme, boss della malavita cagliaritana, che succhia e risucchia vite, quartieri, uomini e topi

E sgancia dalla roccia appuntita della quasi salvezza i neo “bravi ragazzi” della periferia  malinconica che, con orgoglio, coraggio e rivalsa sono riusciti ad aggrapparsi a essa tenacemente, pur se solo con una mano. Nanni, Bebbo e Ricky con la testa fuori dalle sabbie mobili, ognuno a suo modo, si era messo a cantare la propria vita, a farne melodia personale con la scrittura, l’imprenditoria spicciola, la persuasione forzata. In realtà niente di che…ma il massimo a cui si può arrivare senza una istruzione robusta, un tesoretto personale e l’esistenza in un quartiere/mamma che fin da piccolo ti insegna solo: homo hominis lupus est

E mentre canticchiano nella mente: “Vita in te ci credo”, di Nanni, Bebbo e Ricky si ricorda improvvisamente la sabbia mobile La Somme e con un last twist degno di Lucifero in persona li riscaraventa giù a mangiare sabbia soffocante e sale, affinché con gli occhi semichiusi e la bocca impastata non comprendono che da alcuni posti non si può uscire perché quei posti proprio non vogliono uscire dai corpi che posseggono. 

E allora che si fa? Si lascia la presa sulla roccia e si stringono le mani dello sfortunato accanto, si mettono i carri in cerchio, si fa “squadra”, si resiste per senso di appartenenza e comunità ed è la grande, contemporanea e urban lezione di Una mattina come questa. Il senso profondo di questo noir. Un romanzo dove l’autore non si nasconde e non bleffa mai con il lettore e in alcune pagine si spinge perfino a sfidarlo: “sono questo, parte di questo è anche la mia vita, la fiction letteraria pura non può appartenere a questo genere, vieni a farmi tana, perché io mi faccio trovare”.

Il “ragazzo prodigio” del noir italiano è diventato uomo e scrive come Leonard e Panowich, con la stessa forza narrativa di una scrittura che nasce dal disorientamento della propria condizione esistenziale, dell’incapacità di recidere le catene ancestrali del male, della spasmodica ricerca della felicità, che fugge come il tempo, ma che deve essere perseguita, altrimenti, nulla ha più importanza. 

Scano per stile e linguaggio è il più contemporaneo e risolto autore italiano di genere. 

Non più scoperta ma granitica conferma.   

Antonia del Sambro

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