Inferno



Dan Brown
Inferno
mondadori
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Beh, io mi sono proprio divertita. E tutti a chiedere perché? Come è possibile? Dan Brown ma via? Oh bella!

Ma perché il suo mestiere, che poi è quello di incuriosire, intrattenere il lettore e incollarlo alle pagine (e sono tante), lo sa fare, eccome. Senza ammiccamenti, prediche morali, contorcimenti intellettualoidi, ti avviluppa nella sua collaudata formula avventurosa alla vecchia maniera. Insomma lui ti vuol divertire e basta! Poi, certo, se questo lo fa ricco non ci sputa sopra.

E invece… Tutto un corale precipitarsi a fare le pulci alle inesattezze contenute nell’Inferno di Dan Brown.

É vero la maschera mortuaria del sommo poeta non è autentica, il corridoio Vasariano sbuca nel bel mezzo del Museo e non negli uffici amministrativi fiorentini, la passerella è più corta, lo splendido Inferno del Botticelli non contiene tutti quei particolari eccetera, eccetera, eccetera.

E allora? Se Dan Brown che dispone di uno squadrone di consiglieri tecnici, artistici e storici, che ringrazia con bel garbo alla fine, ha deciso di scrivere una fiction invece di un saggio – rischio per un romanziere è sempre in agguato dietro l’angolo – concediamogli un pizzico di fantasia. Che diamine!

E poi Dan Brown scrive solo follie, papi che si buttano dagli elicotteri come in Angeli e demoni, ma neppure lui è James Bond di Ian Fleming. Solo Bond infatti ha saputo far buttare la regina Elisabetta dal paracadute e farla atterrare nel bel mezzo dell’inaugurazione dell’Olimpiadi londinesi.

Papa contro regina: per ora è pari e patta! Palla al centro!

La trama non ve la racconto perché tanto l’hanno già spiattellata tutta su wikipedia.

L’inossidabile Langdon per sbaragliare i nemici, come teatro delle sue nuove battaglie, sciorina nell’ordine: Firenze, Venezia e Costantinopoli. Sua ineguagliabile aiutante e spalla una giovane, vigorosa, intelligentissima, ma che dico, una super genio ragazza inglese. Corse, rincorse, fughe, inseguimenti. I buoni diventano cattivi e i cattivi diventano buoni. Funziona lo stesso!

E alla fine è riuscito a farmi riflettere. Sissignori, riflettere, e prendere un bello strimizio, traduco un bello spavento, sul futuro di questa povera nostra umanità.

Forse le follie del suo scienziato folle sono molto meno folli di quello che sembrano.

patrizia debicke

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