L’onda nera – Davide Pappalardo



Davide Pappalardo
L’onda nera
Pendragon
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Libero Russo ha 77 anni, la cirrosi epatica e diversi altri acciacchi, ma è un investigatore nel più profondo dell’animo, così, quando suo nipote Nabucco, per gli amici Nab, assiste impotente al furto della statua della Venere dell’Etna, sentendosi in colpa per non essere nemmeno stato in grado di avvisare la polizia, il buon Libero, spinto dal richiamo del sangue e dalla sua natura di ficcanaso, corre da Bologna ad Acireale in soccorso del nipote. I due, a cui si aggiunge la sorella di Nab, la sedicenne Emma esperta di Krav maga, si troveranno però invischiati in una complessa rete, in cui si intrecciano intrighi di mafiosi, ambigui professori universitari e donne all’apparenza insospettabili, come l’affascinante gitana Nina o la ex preside Maria.

Tra una rissa e un’indagine, Libero trova anche il tempo per lasciarsi ammaliare dalla bella vedova Maria, dimostrando che il cuore rimane giovane in eterno.

Pappalardo, siciliano trapiantato a Bologna, costruisce un personaggio che nell’incipit del romanzo rimanda ai duri alla Sam Spade o Philip Marlowe, gli eroi di Chandler e Hammett e, se l’investigatore Libero avesse avuto un po’ di anni in meno, avrebbe ricordato al lettore il mitico Humphrey Bogart, eroe di tanti celeberrimi noir. Man mano che la trama si sviluppa emerge, però, l’aspetto surreale e grottesco del romanzo, che ci rimanda all’humour nero di Isaka Kotaro o di Quentin Tarantino, per restare in ambito cinematografico. Tutte queste citazioni per sottolineare, invece, l’originalità dell’opera di Pappalardo e della sua voce autoriale, che riesce nel contempo a divertire e a far riflettere. Ridendo castigat mores, come direbbe Maria, ex-preside e sogno proibito e inquietante del nostro protagonista. Il romanzo presenta situazioni e personaggi molto sopra le righe, ma riesce nell’intento di coinvolgere il lettore, anche in virtù della singolarità della trama, che mischia mafiosi e delinquenti con rimandi alle bellezze artistiche e archeologiche dell’isola, senza tralasciare tematiche ‘forti’ come il razzismo e il pregiudizio, in un tourbillon ricco di ritmo e sorprese, sino al finale, ironico, sarcastico, etico e commovente.

Donatella Brusati

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