Scrittura a sei mani: un’arte per pochi. Conversazione semiseria con il trio Besola, Gallone & Ferrari.

Scrittura a sei mani: un’arte per pochi.
Conversazione semiseria con il trio Besola, Gallone & Ferrari.
download (1)Il Trio per la scrittura a sei mani, praticamente la dea Kalì del noir, è nato per amicizia e puro divertimento in un bar di periferia frequentato da tutti e tre e diventato da subito la fucina in cui sono stati progettati lavorati e rifiniti i loro romanzi, a cominciare dal primo, Operazione Madonnina (Frilli editori, 2013), che, con le sue oltre diecimila copie vendute è, per gli standard di lettura italiani, un vero best seller. Sono seguiti Operazione Rischiatutto, Il Colosso di Corso Lodi, Milano fa paura la 90 e l’ultimo, I ragazzi dello zoo di Milano, tutti pubblicati dalla Fratelli Frilli editore. A questi romanzi, che hanno per ambientazione la Milano di periferia degli anni ’70, ricca, fin troppo vivace, ma grazie al cielo non ancora da bere, nella quale viene sempre tentato il colpo grosso da piccoli malavitosi maldestri e sfortunati che finiscono per fare i conti con le loro povere cose, le loro piccole vite e sogni destinati a non realizzarsi mai.
E’ una Milano minima quella in cui si muovono i personaggi del trio. E’ la Milano delle balere che si autopromuovevano a “Dancing”e delle case di ringhiera con i panni stesi fuori, dei matti che scrivevano messaggi apocalittici sui marciapiedi e delle osterie che davano da bere ai pensionati e da mangiare agli operai dei cantieri aperti un po’ dappertutto in città. E’ la Milano del commissario Benito Malaspina detto Mala e del cronista di nera Dino Lazzati detto Fernet. La Milano le persone si chiamavano ancora Lucia, Marisa, Pino, Giovanni, Osvaldo, perché le soap non avevano ancora fatto troppi danni.

Chi di voi tre è il “creativo”, quello che di solito butta sul tavolo l’idea per un nuovo libro?
Riccardo
: Non c’è un vero e proprio “creativo”, di solito le idee le buttiamo sul tavolo dopo un periodo di continui discorsi e dopo numerose bevute. Diciamo che le idee arrivano insieme, poi le scremiamo.

Sete troppo giovani per aver vissuto nella Milano che descrivete. Come è nata l’idea di rievocarla con i sui riti, i suoi miti, i suoi angoli meno conosciuti?
Riccardo
: Certamente siamo giovani, ma siamo anche dei grandi appassionati di quegli anni. Così ci è sembrato molto divertente prendere la macchina del tempo e tornare indietro di quarant’anni. Ci entusiasmava anche trovare i molti parallelismi fra gli anni ’70 e i giorni nostri. La crisi petrolifera del ’73 che fa il paio con quella finanziaria del 2013. Le radio libere del ’78 che altro non erano se non dei primigeni blog collettivi. Per non parlare della situazione post Boom economico che, avendo tradito tutte le attese, riempiva le periferie di Milano con poveracci venuti dal veneto, prima, e dal sud, poi. Poveracci che si dovevano arrabattare per la mancanza di lavoro. Ecco, questa situazione è molto simile all’oggi. Basta cambiare i nomi: Mohamed al posto di Alfio e Miguel al posto di Mimmo.

Come vi documentate? Quali sono le vostre fonti?
Andrea
: La documentazione avviene su più livelli. Primariamente intervistiamo tutte le persone che negli anni ’70 erano attive e presenti a Milano per avere una fotografia il più reale possibile. Poi c’è la cinematografia del tempo, soprattutto i B-Movies poliziotteschi che restituiscono Milano al cento per cento in tutti i suoi aspetti quotidiani. Non dimentichiamo i fumetti, i quotidiani, i settimanali e i mensili. La musica è fondamentale e anche internet che ci permette di recuperare le trasmissioni televisive e radiofoniche del tempo e tutti gli approfondimenti politici che toccano tutto l’arco parlamentare ed extraparlamentare. Abbiamo frequentato spesso le Teche Rai e le biblioteche comunali.

I vostri romanzi, e per favore non montatevi la testa, stanno a metà strada fra l’umanità surreale di Cesare Zavattini e le atmosfere di Nanni Loy. E’ un caso governato dalla vostra fantasia, oppure vi ci siete ispirati?
Andrea
: Dire che certi maestri non ci abbiano influenzati sarebbe da sbruffoni. Il fatto che vengano citati ci fa enormemente piacere, così come non dimenticherei il grande Dino Buzzati.

Già, è vero! In voi c’è anche un filo di Buzzati. Anzi, più di un filo se guardiamo i corsivi di Operazione Madonnina. Anche voi rubate alla vita reale come i “Maestri”per dare vita alle vostre storie?
Francesco: La vita reale è la nostra fonte continua di storie. Per di più inseriamo spesso fatti di quegli anni realmente accaduti a nostri amici o parenti. Poi rielaboriamo il tutto e torniamo indietro nel tempo. I nostri personaggi di Operazione Madonnina e Operazione Rischiatutto ricalcano in un certo qual modo le nostre professioni: io vendo fiori finti al mercato e l’Angelo vende fiori veri al Monumentale. Andrea [Ferrari] lavora in una bocciofila/bar/balera come l’Osvaldo e Riccardo [Besola] lavora nella pubblicità proprio come Lorenzo Eller.

Ormai avete prodotto un’intera collana. C’è un titolo in particolare che sentite più vicino? Che vi ha divertito o impegnato di più?
Il Trio: Tutti i libri sono divertenti e difficili in parti uguali. Certamente qualcuno è più denso di documentazione di altri. Il Rischiatutto, ad esempio, è un libro molto fedele al programma e abbiamo utilizzato proprio le parti reali del programma per restituire i momenti in cui Mike Buongiorno è in scena e incrocia i nostri personaggi.

I lettori adorano carpire i segreti degli scrittori. Potete dire qualcosa di voi stessi? Della vostra vita?
Il Trio: Che dire? Facciamo vite molto normali fra famiglia, figli, lavoro e scrittura. Non ci sono molti segreti, quelli li mettiamo tutti nelle nostre storie.

Come riuscite ancora a scrivere a sei mani, dopo anti anni, senza esservi mai lanciati i libri in testa?
Il Trio: chi ti dice che non ce li siamo mai lanciati? In certi bar ci stanno ancora cercando perché abbiamo rotto tutti i bicchieri! Scherzi a parte, finché avremo storie da raccontare e cose da dire, imperverseremo in libreria. E’ molto divertente.

Come si scrive un libro in tre? Chi fa cosa?
Francesco: Il lavoro in tre è orizzontale. Tutti facciamo tutto e ciascuno di noi è sempre disposto a fare un passo indietro per permettere al Trio, unito, di fare diversi passi in avanti.
Noi scriviamo al bar, sceneggiamo i capitoli e proviamo i dialoghi, sempre al bar e ci dividiamo i capitoli solo dopo un grande momento di condivisione. Ciascuno poi inserisce sopra questo canovaccio il suo quid in più che conferisce il valore aggiunto ai lavori del Trio.

Posto che pochissimi autori italiani sono in grado di vivere di scrittura, tutti e tre avete un lavoro per così dire principale a cui affiancate la produzione collettiva e quella individuale. Mi citate almeno un titolo a testa fra quelli che vi hanno dato più soddisfazioni?
Andrea: Non saprei, sono molto legato a tutta la mia e nostra produzione.
Francesco: Per me è lo Zoo di Milano!
Riccardo: Certamente il prossimo!

Tutti i vostri lavori hanno per protagonisti ladri squinternati che però pensano in grande. O meglio, che pensano a grandi refurtive: la Madonnina dorata che sta sulla guglia più alta del duomo, l’elefantessa Bombay, una filovia … Che altro è rimasto a Milano da rubare nel prossimo libro?
Il Trio: Top secret. Siamo come la Settimana Enigmistica, vantiamo svariati tentativi di emulazione!

Infine, starete sicuramente già progettando un nuovo libro. Potete anticipare qualcosa?
Il Trio: Gli anni Ottanta si avvicinano e anche la contemporaneità non ci dispiace. Ci sono un sacco di storie là fuori e noi abbiamo le orecchie lunghe e gli occhi voraci!

Grazie. E’ stato molto piacevole parlare con voi.
Qui la nostra recensione a  I ragazzi dello zoo di Milano

Adele Marini

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