La torre nera – Louis Bayard



Louis Bayard
La torre nera
La Nave di Teseo
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Vi ricordate Vidocq? Misterioso, sfuggente e poliedrico personaggio in bilico tra il delinquente e il poliziotto, poi investigatore privato e infine scrittore? La sua figura ha ispirato scrittori famosi, da Hugo a Balzac, da Poe a Dumas padre, fino alla citazione di Melville in Moby Dick. Per non parlare di cinema e televisione. E perfino un videogioco, visto che compare in Assassin’s Creed: Unity.
Rieccolo sulla scena, anche se come comprimario, in “La torre nera”, edito da La nave di Teseo. Non pensate a una riedizione della saga di otto romanzi scritti da Stephen King e nemmeno al film che da questi è stato tratto. Si tratta di un nuovo romanzo di un autore famoso, un autentico maestro del thriller storico: Louis Bayard, scrittore con alle spalle una decina di libri di grande successo, a cominciare da “I delitti di West Point”.
Accanto a Vidocq e con un ruolo da vero protagonista Hector Carpentier, studente di medicina che non riesce a laurearsi, che cazzeggia in giro tutto il giorno, con ritmi e abitudini da anziano e con un’ombra sulle spalle, quella del padre medico, morto un anno prima. E nel rimpallo continuo tra la narrazione in prima persona di Carpentier figlio e di Carpentier padre che si sviluppa un romanzo intricato e decisamente intrigante, che permette un tuffo nella Parigi del 1818, in piena Restaurazione, una città che non ha ancora smaltito le due sbornie consecutive: la Rivoluzione e Bonaparte. Una capitale che si muove tra indolenza e violenza, e una quiete apparente che sembra aver rimesso a posto tutte le pedine della Storia, a cominciare da Luigi XVIII di Borbone che siede sul trono che avrebbe dovuto essere occupato da Louis Charles, il Delfino, terzogenito, secondo figlio maschio di Luigi XVI e Maria Antonietta, che morì nel 1795 a 10 anni, a causa delle durissime condizioni della sua prigionia nella famigerata Torre nera, in cui l’aveva rinchiuso due anni prima il governo rivoluzionario. A più riprese, a seconda del periodo storico e delle convenienze, la morte di Louis Charles è stata accettata o negata, in molti nella Francia della Restaurazione sperano nel ritorno del giovane, ma altrettanti lo temono.
Tutto comincia quando il nome di Hector Carpentier viene ritrovato su un foglio nascosto addosso a un uomo di nome Leblanc, ucciso a poche centinaia di metri dalla casa di Carpentier. Un particolare che stuzzica la curiosità di Vidocq e dà il via a una serie di situazioni che portano i due a immaginare che Louis Charles non sia morto nella Torre nera. A un certo punto individuano anche un giovanotto che potrebbe essere lui. Una immersione totale, che Bayard guida molto abilmente, in uno dei misteri più inquietanti della storia francese, ma anche in una Parigi brutta, sporca e cattiva, nonostante gli sforzi per impedire ai criminali di nascondersi nell’oscurità, che già nel 1667 avevano portato alla decisione di installare lanterne sulle strade principali e di illuminare con candele e lampade a olio le finestre delle case. Una città comunque ben lontana dalla Ville Lumière di fine Ottocento, quando arrivò l’elettricità.
Ed è in questa specie di sottobosco fatto di criminali, ma anche di intrighi politici, tradimenti, depistaggi e cospirazioni di una famiglia protagonista degli anni tra Rivoluzione e Restaurazione, scenari e complotti che galleggiano nella Francia di Luigi XVIII, quella della Restaurazione, in cui non sono pochi a credere nel ritorno di Louis Charles, il Delfino.
L’abilità di Bayard, ormai universalmente riconosciuta, ma le conferme fanno piacere, è quella di utilizzare una scrittura fresca e immersiva al tempo stesso, in grado di scatenare la fantasia, l’immaginazione e di far sentire il lettore presente nei vicoli di Parigi di inizio Ottocento, o nella cella maleodorante accanto al povero ragazzino coperto di pustole, vittima di ratti e animali di ogni tipo, non più in grado di reagire.
Ah, cosa c’entra Carpentier padre? vi lascio il piacere di scoprirlo, insieme al figlio e a Vidocq. Lasciatevi coinvolgere in questa storia che mescola storia e fantasia, tanto credibile da risultare più vera della realtà.

Michele Marolla

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