Partita a scacchi sotto il vulcano – HÃ¥kan Nesser 



HÃ¥kan Nesser
Partita a scacchi sotto il vulcano
Guanda
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Quando alla fine troviamo ciò che stavamo cercando nelle tenebre, spesso scopriamo che si trattava proprio di quello. Tenebre.

Torna il commissario Gunnar Barbarotti, personaggio di gran spessore letterario inventato dallo scrittore svedese HÃ¥kan Nesser, che vive e lavora al commissariato di polizia dell’immaginaria Kymlinge, non troppo lontano da Stoccolma, e con lui il lettore non fa fatica a riconoscersi e ad entrare in empatia mentre indaga su un caso che una volta risolto, farà dire a Barbarotti la frase che ama ripetere: A volte la verità è sopravvalutata. 

Il lettore dovrà però aspettare fino al sesto capitolo per vederlo comparire in questo nuovo romanzo della fortunata serie cominciata nel 2006 con L’uomo senza un cane poi diventato un film tivù.

Partita a scacchi sotto il vulcano ci fa conoscere dapprima uno scrittore abbastanza famoso, Franz J. Lunde, una sera di ottobre mentre se ne sta supino e vestito su un letto d’albergo in una città della Svezia centrale. Fissa il soffitto, poi inforca gli occhiali con la montatura in corno e comincia a scrivere su un comune block-notes. Non ha le idee ben chiare, comincia a buttare giù un testo giusto per tenere buono l’editore che gliel’ha commissionato. Via via che le parole prendono forma, tuttavia, si rende conto che potrebbe diventare qualcosa di più corposo. Titolo: Ultimi giorni e morte di uno scrittore. Una storia in cui, curiosamente, il protagonista ricorda il suo autore anche nel nome, John Leander Franzén, che ci viene presentato come un narcisista ai limiti dello psicopatico.

Signor Franzén, ho appena letto un suo libro in cui descrive un delitto perfetto. E sa una cosa, ho quasi avuto la sensazione che lei quel delitto l’abbia commesso davvero. È un’ipotesi esatta?

Così una donna apostrofa lo scrittore inventato dall’autore durante una presentazione. Il testo, come si scoprirà, rispecchia in modo inquietante alcuni episodi accaduti nella realtà a Lunde poco prima che sparisse la sera di giovedì 21 novembre. A denunciare la sparizione dello scrittore è la figlia ventisettenne, Viktoria, che vive in un villaggio alpino della Svizzera italiana insieme a una donna dalla pelle scura. 

Prima di sparire, lo scrittore aveva incontrato i lettori presso la biblioteca civica di Kymlinge. Lunde aveva parlato dei suoi romanzi, aveva letto alcune pagine e risposto alle domande del pubblico, una settantina di persone. Aveva firmato copie, era stato ringraziato con un libro di storia locale e una bottiglia di whisky e aveva fatto ritorno all’Hotel Bergman in Skomakargatan. Già in passato era comunque sparito un’altra volta, ma quando viene ritrovata la sua automobile carbonizzata alla periferia di Kymlinge, le indagini prendono un’altra piega.

Meno di due settimane dopo si perdono le tracce anche di una nota poetessa, Maria Green, in circostanze analoghe. Col passare dei giorni emerge che entrambi nel corso dell’autunno erano stati disturbati da qualcuno durante i loro incontro col pubblico in giro per il Paese.

C’è un collegamento tra le due sparizioni?

Com’è nel suo stile, Nesser nei capitoli iniziali predispone la trama e ci fa conoscere virtù e miserie umane dei personaggi la cui sparizione innesca le indagini che chiamano in causa Barbarotti temporaneamente lasciato dalla sua compagna di vita da sette anni, Eva Backman, e collega da trenta. Eva è partita per Sydney per questioni familiari che riguardano uno dei suoi tre figli,  Kalle, quasi trentenne,  e rimarrà via per diverse settimane, mentre nelle indagini portate avanti con difficoltà e una certa indolenza da Barbatotti, a certo punto esplode anche la pandemia da Coronavirus provocata dal Covid che condiziona comportamenti sociali e relazioni. 

Il commissario ripercorre le tappe dove Lunde è stato visto da ultimo, prima della sua sparizione, compresa la casa editrice Pegasus  in Tyska Brinken, a non più di duecento metri dal suo appartamento  e fa la conoscenza della sua editor, Rachel Werner. La editor gli conferma la consegna via mail della prima parte della storia che Lunde stava scrivendo, appunto Ultimi giorni e morte di uno scrittore. Una settantina di pagine da pubblicare per la celebrazione dei settantacinque anni della casa editrice.  

La mail era stata spedita alle 23:01 di giovedì 21 novembre, ovvero proprio la sera in cui lo scrittore è scomparso. Davvero un caso singolare.

A quel punto Barbarotti si rende conto che deve leggere quella storia e fin dall’incipit ne deduce che non sarà la solita indagine: John Leander Franzén non era soltanto uno scrittore. Era anche un narcisista, ai limiti dello psicopatico. 

Le indagini proseguono a rilento, ma a imprimere un’accelerazione sarà una terza sparizione, quella di Jack Walde, scrittore e temutissimo critico letterario, nominato per il Premio del Consiglio Nordico e per il Premio August e candidato all’Accademia di Svezia. Anche lui con non pochi segreti da custodire. La notorietà degli scomparsi impone che si scopra quello che è accaduto, ma il lettore non si aspetti azioni, inseguimenti e sparatorie. Il ritmo è lento, come una partita a scacchi, ma la narrazione fluida e funzionale, marchio tipico del grande autore, avvince e affabula. 

Barbarotti è uno di quei personaggi che potrebbe reggere tutta il romanzo e il lettore non si annoia di certo in sua compagnia, anche se alla fine la soluzione delle indagini tra  indizi e collegamenti, arriverà quasi per un caso fortuito, come avviene nella vita reale e come non manca di sottolineare Eva Beckman, che nel frattempo rientrata dall’Australia e aveva affiancato Barbarotti:  «E se quella fune non si fosse sfilata… o se il nodo non si fosse sciolto… lei non sarebbe mai venuta a galla. Dove saremmo finiti noi, allora?»

Altro non aggiungiamo lasciando al lettore il piacere di risolvere l’arcano a fine lettura di questo gran bel romanzo.

Roberto Mistretta

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