Solo sigari quando è festa



Alessio Romano
Solo sigari quando è festa
Bompiani
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L’esordio di Alessio Romano, dieci anni fa, fu un vero e proprio caso editoriale. “Paradise for all” (Fazi editore) era un thriller noir atipico, adrenalinico ambientato nella scuola Holden (la più prestigiosa scuola di scrittura d’Italia, con sede a Torino) frequentata, all’epoca dallo stesso autore. La particolarità è che in quelle pagine sono presenti personaggi reali, autori noti e meno noti che Romano coinvolge nella sua opera di meta-narrativa che, oltre ad essere un appassionante thriller, costituisce anche uno spaccato ironico, a tratti crudele, dell’ambiente letterario italiano.
Nonostante le entusiastiche recensioni (tra le quali ricordiamo quella del critico Antonio D’Orrico che sul Corriere della Sera definì il romanzo “uno dei migliori esordi dell’anno”) Alessio Romano non si fece prendere dall’ansia (comune a molti) di dover pubblicare per forza un romanzo all’anno, magari identico ai precedenti.
Pur restando nel mondo della scrittura, con altre pubblicazioni (di diverso genere) collaborazioni con la scuola Holden e la organizzazione di prestigiosi festival letterari, Alessio Romano ha atteso il momento adatto nella sua carriera di autore per pubblicare un nuovo noir di tutt’altra ambientazione e atmosfere. Sto parlando di SOLO SIGARI QUANDO E’ FESTA uscito un paio di mesi fa per Bompiani.
La prima cosa che colpisce di questo romanzo è la scrittura. Romano è all’apice della sua maturità e confeziona pagine intense e convincenti che vanno oltre il loro semplice valore dal punto di vista narrativo. La trama è appassionante e originale: un ricercatore della facoltà di veterinaria dell’università dell’Aquila riesce a scampare alla catastrofe di quel maledetto aprile del 2009. Tornato a casa del padre, sulla costa abruzzese, viene coinvolto in un enigma allucinante che inizia con la richiesta di amicizia su Facebook da parte di un utente denominato “Il Ragno”. Nick, il protagonista, accetta la richiesta senza preoccuparsi di verificare l’identità dell’utente. Per scoprire, subito dopo, che “Il Ragno” ha solo altri quattro amici. Tutti morti in modo violento.
Oltre la storia avvincente c’è molto altro nelle pagine di questo romanzo. C’è il ricordo di una sciagura che ha segnato, per sempre, la vita di una popolazione, c’è il difficile rapporto tra padre e figlio, c’è una finestra aperta sul problema delle malattie mentali che privano tante, troppe persone dei propri ricordi e quindi della propria anima. E ancora ci sono i sentimenti dei protagonisti raccontati in maniera disincantata e realistica e non mancano nemmeno robusti e credibili colpi di scena.
Insomma, un gran bel romanzo (se preferite chiamatelo thriller noir) che mi ha convinto e che mi fa sperare che l’autore non si conceda un’altra pausa così lunga prima di regalarci un’altra delle sue opere.

Romano De Marco

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