Amo raccontare i luoghi di Milano – Intervista a Rosa Teruzzi – Gli amanti di Brera

Una delle avventure più cariche di suspense delle Miss Marple del Giambellino. Ecco Gli Amanti di Brera, il nuovo romanzo di Rosa Teruzzi, uscito il 28 aprile per Sonzogno. Abbiamo incontrato la scrittrice e giornalista durante una scoppiettante presentazione a Milano dove si è raccontata in anteprima.


L’orto botanico di Brera segna l’inizio del nuovo romanzo. Come è nata l’idea?
«Io amo raccontare i luoghi di Milano nei miei libri, in particolare le periferie (il Giambellino, la Barona, la Bovisa), ma questa volta sono voluta partire dal centro, dall’orto botanico di Brera,  un giardino segreto nel cuore della città, perfetto per romanzi di cui è protagonista una fioraia, Libera, la mia “detective per caso” e adatto anche a un appuntamento galeotto come quello con cui si apre la storia. L’appuntamento tra un’ambigua insegnante quarantenne di inglese – una donna seduttiva, abituata a manipolare gli uomini – e un suo giovane studente non ancora maggiorenne». 

Dietro alle nuove avventure delle tre donne del Giambellino c’è una storia legata ad un tema attuale, vero?
«La scomparsa di Davide e Viviana viene subito letta dai giornali popolari e dai rotocalchi televisivi, affamati di storie piccanti, come una scandalosa fuga d’amore. Ma Libera e le sue complici investigative – la madre Iole e la giovane giornalista Irene detta la Smilza – scopriranno ben presto che l’enigmatica professoressa ha  più di un nemico. Ha denunciato un ex fidanzato per stalking e un persecutore invisibile la segue nell’ombra, tanto che in questura hanno aperto un fascicolo per omicidio. E questo, tra l’altro, metterà ancora una volta in collisione le indagini private delle Miss Marple del Giambellino con quelle istituzionali di Gabriele, il capo della Squadra Mobile con cui Libera ha appena avviato una relazione».

Più che altrove troviamo riferimenti a canzoni anche d’amore …..cosa ti lega a quelle canzoni
«In tutti i miei romanzi sono citate poesie (in questo caso i versi di Antonia Pozzi e Cristina Campo) o brani di altri libri (I centodelitti di Giorgio Scerbanenco, Il porto delle nebbie di Simenon, L’orto di un perdigiorno della mia amatissima Pia Pera) perché le parole creano l’atmosfera. Ma anche la musica lo fa e ogni avventura di Libera ha la sua colonna sonora, spesso legata a Gaber e Jannacci, cantori della Milano che amo. Ma in questo caso c’è un brano di Battiato, La stagione dell’amore, che esprime e sottolinea i pensieri della mia protagonista, una donna adulta ma sentimentalmente non risolta, che ha paura di lasciarsi andare alla pienezza di un rapporto, pur desiderandolo con tutta se stessa».

Cosa ha di diverso questo romanzo dai precedenti?
«Ogni romanzo della serie rappresenta un capitolo della vita delle mie protagoniste, una famiglia di donne molto legate tra di loro, al di là delle differenze caratteriali. La trama gialla è importante perché sono convinta che ognuno di noi (e ogni famiglia) abbia un segreto, ma sono le relazioni che contano. E Libera, Iole e Vittoria acquisiscono nuova consapevolezza, indagine dopo indagine».

Sei già al lavoro per il nuovo romanzo, si può sapere quale è lo spunto?
«In verità è già compreso ne “Gli amanti di Brera”. Ci sono due domande che in questo momento turbano la mia protagonista: qual è l’indagine privata in cui si è lasciata coinvolgere la figlia? E il Gato con gli Stivali, il misterioso rapinatore mascherato che le è sfuggito in “Ombre sul Naviglio” è davvero suo padre? Nel prossimo romanzo, Libera affronterà queste due questioni. Se riuscirà a risolverne almeno una è un capitolo tutto da scrivere».

MilanoNera ringrazia Rosa Teruzzi e Sonzogno per la disponibilità

Laura Marinaro

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