La regina dei colori – Valeria Corciolani



Valeria Corciolani
La regina dei colori
Rizzoli
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Un indovinato passaggio al romanzo più classico stavolta per Valeria Corciolani che mi piace annoverare tra  i pilastri fondanti del cosy crime. Niente morti assassinati, normali questioni familiari,  rapporti strappati da ricucire , altri nuovi da tessere,  una vita quasi ripetitiva, normale eppure….
Ciò nondimeno la venatura di mistero che soffonde anche questa storia e soprattutto  la figura della protagonista fa sorgere  tante domande. Insomma  ha in sé un spinta alla ricerca o meglio,  non lo neghiamo all’indagine che si nasconde tra le pagine  e allora… Cosa mai? Perché? Ci chiediamo leggendo della sua nuova esistenza.
Perché fino a un anno, tre mesi e quattro giorni prima Clotilde Podestà, per sessant’ anni grandissima star internazionale dell’interior design, aveva solo sognato, creato e  dedicato la sua  vita ai colori. Colori sui quali aveva costruito la sua carriera  Poi…
Poi però da allora vede solo  in bianco e nero. Qualcosa si è rotto e non funziona più nella sua testa una lesione della corteccia visiva  che pur non accompagnata  da una riduzione dell’acutezza,  la esclude  dalla percezione dei colori. Solo bianco nero. Tutto è grigio solo grigio
La diagnosi medica detta: acromatopsia da trauma. Nome sofisticato per una diagnosi che colpisce come un maglio e stende.  Diagnosi che,  dopo aver distrutto la sua professione, densa di lavoro e creatività, la costringerà a dare alla vita  un nuovo indirizzo. Finiti gli stratosferici impegni di lavoro e i fantasmagorici viaggi dove regalava a capi di stato e di industria la sua straordinaria capacità di inanellare carrellate di colori. Quell’irrinunciabile, pareva infinito, caleidoscopio di sensazioni.
Aveva guadagnato molto,  ma anche speso molto: la fonte di reddito non pareva esaurirsi mai.  Ora invece tutto era finito chiuso!  Non le restava che tornare in Liguria, dov’è nata, nell’appartamento, della casa di famiglia, ereditato dai genitori vicino alle famiglie della sorelle,  ormai quasi perdute in tanti anni di distanza,  e vivere là da sola, dignitosamente. Aveva arredato le stanze con gusto, alla sua maniera e fatto arrivare là poche cose, compreso il suo guardaroba. Ma le  ricche e allegre e colorate tonalità, ormai per lei sono diventate solo grigio.  E dopo i tanti inutili e maldestri tentativi per non ritrovarsi addosso  un impossibile melange di colori, si era costretta a vestirsi  sempre di nero.
Anche per questo  sa che in famiglia sorelle e nipoti ( quelle che vivono a lei vicine sono tutte rigorosamente femmine), l’hanno soprannominata, il Corvo  mentre suo cognato, marito della sorella maggiore Aurora, sempre solida come una roccia su cui contare , Morticia.  Nomi che Clotilde tollera  anche se preferisce l’eleganza  di Malefica che le ha affibbiato Serena, la bambina sovrappeso e sempre sola che vive al secondo piano con la mamma divorziata e lavoratrice indefessa. Gli altri poi, proprio per i suoi abiti, la Vedova.
Eh già, le donne Podestà vivono  tutte là,  nello stesso immobile in Liguria ( dai nomi delle vie è riconoscibile Chiavari) ereditato dai genitori : la sorella maggiore, la generosa  Aurora, la sorella minore Mafalda, vedova un po’  malmostosa, con le due  figlie Vittoria e Margherita, l’una  brillante e impenitente single, l’altra sposata con  un impegnativo  ménage familiare, tra un marito sempre in viaggio, tre bambini Mia, Ester e Gioele  e un lavoro nella cartoleria Adagio con brio, papeterie e di tutto, che non la appassiona ma è  ben pagata per quanto fa.
E ci sono anche un saggio giapponese  vicino di casa il signor Hotaka,  quasi un filosofo e con il pollice verde, poi c’è Serena la bambina del secondo arrivata da poco che la chiama Malefica,  intelligentissima  e dotata dalla “Straordinaria Proprietà di Linguaggio” dispensata con generosità  a scuola per farsi accettare dalle compagne, amica di Ernesto il bassethound pigro e seminatore di peli del signor Bonani Scevola. Ah dimenticavo nella storia, incontreremo  persino  una lumaca che sfuggita dalla cartella di Ester, scorrazza libera sul soffitto.
A fare da cornice  la  fragrante primavera ligure,  colma  di camelie in fiore dal conturbante nome principessa Clotilde (sarà il caso?)  che offre variegati  mercati dagli inebrianti  profumi, e  spettacolari indimenticabili tramonti.
L’ inatteso ritorno  e la presenza  di Clotilde nella casa di famiglia rompe alcuni equilibri e sollecita vecchi rancori. Ciò nondimeno  se dapprima  la sua presenza ingombra, innervosisce quasi, creando inquietudine, in seguito si trasformerà in  un catalizzatore, smuovendo le  acque  e quando ormai sarà diventata stanziale e una tangibile  realtà,  quasi fosse una bacchetta magica, riuscirà  a far emergere nuovi  idee e impulsi mischiando  le carte, rivoluzionare in parte coscienze, aspettative ed esistenze.
Un’importante  novità, in grado di scacciare  timori, recriminazioni, ponendo tutti davanti  alla scelta  di forgiare liberamente il proprio destino.
Con il suo particolare e ineguagliabile modo di scrivere, Valeria Corciolani introduce le principali protagoniste di un complesso gruppo familiare,  fatto di  nonne, figlie e nipoti, una bambina molto speciale poi Serena e alcuni uomini di contorno per poi coinvolgere tutti  in una trama , pronta a  ricomporsi con nuovi e sereni equilibri. Una storia che farà emergere  colei che aveva  cercato il silenzio, forse l’oblio, Clotilde, l’ex grande artista internazionale regina  dei colori. 
Per poi regalarci  un imprevisto e commovente scacco alle regina  per farci  comprendere meglio che quando credi di aver perso qualcuno o qualcosa forse in realtà l’avevi  già ritrovato.
Da rimarcare ancora una volta lo straordinario gioco-aggancio che Valeria riesce sempre a  fare usando la  stessa  parola per intrecciare ogni capitolo con il  successivo. 

Patrizia Debicke

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